Valerio Evangelisti, Un mondo di canaglie

dal blog CARMILLA 14 LUGLIO 2008 Un mondo di canaglie di Valerio Evangelisti [Questo breve intervento, nato come prefazione al libro di Philip Gosse Storia della pirateria, ed.
Odoya, Bologna, 2008, pp.
349, € 20,00, è apparso in forma abbreviata di articolo sul Corriere della Sera del 3 luglio 2008.] Philip Gosse riesce in un’operazione apparentemente impossibile: condensare in un numero limitato di capitoli un tema ampio che abbraccia diversi secoli e differenti quadranti del mondo, come la storia della pirateria.
Lo fa con onestà, capacità di sintesi e chiarezza narrativa.
Soprattutto, evita le seduzioni a cui si è prestata di recente certa saggistica, di matrice soprattutto libertaria, che ha scorto nelle “repubbliche dei pirati” (secondo la definizione di Hakim Bey, Le repubbliche dei pirati, Shake tascabili, 2008) il regno dell’utopia, o addirittura della rivoluzione sessuale.
Pure sciocchezze, visto che dai Fratelli della Costa fino a Jean Lafitte e oltre, per non parlare di tempi più remoti, i fuorilegge del mare hanno sempre unito, alle attività consuete di rapina, quella altrettanto fruttuosa di mercanti di schiavi.
Quanto alla libera sessualità, coincideva con quella dei bordelli.
Le donne pirata, di cui tanto si è favoleggiato, furono in Occidente due sole, Anne Bonnie e Mary Read, trascinate in quella vita dai loro uomini e accettate perché si fingevano maschi (non dovevano essere tanto belle).
E nemmeno è vero che tra pirati si praticasse liberamente l’omosessualità, come ha sostenuto B.
R.
Burg in uno studio pochissimo documentato (Pirati e sodomia, Eleuthera, 1994).
La sessualità era libera con le prostitute, le schiave, le indigene caraibiche vendute dai loro mariti.
Donne acquistabili, dunque.
Si manifestava in forma di violenza carnale nelle città che i pirati riuscivano a conquistare, fossero barbareschi oppure filibustieri del Nuovo Mondo.
Quanto alle pratiche omosessuali, erano quelle comuni alla vita di bordo, sotto tutte le latitudini.
Ne facevano le spese soprattutto i mozzi, cioè ragazzini e adolescenti provenienti dai brefotrofi e imbarcati a forza.
Altri rapporti, tra adulti, duravano il tempo di una traversata.
I filibustieri erano a volte omosessuali al largo, eterosessuali a terra.
Eppure la leggenda di una pirateria “liberatrice”, e non semplice scatenamento di istinti, ha preso piede, sull’onda di film di successo e dei vecchi romanzi salgariani.
Va comunque detto che la composizione della Filibusta vi si prestava.
“Canaglie di tutto il mondo”, certamente [...]

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