Varvara

Nel cimitero di San Pietro in Vincoli, a Torino, riposava "la velata", una statua scolpita a Firenze nel 1794 da Innocenzo Spinazzi.
Rappresentava una dama con un velo aderente sul volto, che lasciava scorgere i lineamenti del viso.
Rappresentava la morte.
La velata fu eseguita per la tomba della principessa russa Barbara Beloselkij, morta a Torino il 25 marzo 1792 ad appena 28 anni.
Barbara Tatichef, nata a Mosca il 27 marzo 1764, divenne moglie di Aleksandr Beloselskij, letterato, poeta, musicologo e diplomatico, a quel tempo ambasciatore di Caterina di Russia presso i Savoia.
Il marito dettò l'epigrafe: "Oh, sentimento! Sentimento! Dolce vita dell'anima.
Quale cuore non hai mai colpito? Qual'è lo sfortunato mortale cui non hai mai offerto il dolce piacer di versar lacrime, e qual'è l'anima crudele che, dinanzi a questo monumento così semplice e pietoso, non si raccolga con malinconia e non condoni generosamente i difetti allo sposo che l'ha innalzato?".
La leggenda vuole che il suo fantasma passeggi di notte intorno al Cimitero di San Pietro in Vincoli e che  porti i suoi  amanti davanti alla tomba per poi sparire.
Nell’agosto del 1975, la statua della Velata fu trasferita nei magazzini dei sotterranei della Mole Antonelliana.
Successivamente fu restaurata ed esposta al Cimitero Generale.
Barbara fu ribattezzata Varvara dagli spiritisti.

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