Vecchi Credenti E Nuovi Emergenti! Cory Chisel & The Wandering Sons - Old Believers

      Cory Chisel & The Wandering Sons – Old Believers – ReadyMade Records 2012Si era già fatto notare anche nell’album della Preservation Hall Jazz Band Preservation,, nel quale si esibiva insieme a molti altri ospiti, in quanto la sua formazione gospel ben si sposava con l’intero progetto.
A distanza di un paio d’anni (anche tre) dall’eccellente Death Won’t Send A Letter , ottimamente recensito sul suolo americano, ma ignorato dalle nostre parti (a parte il titolare di questo blog.
*NDB Era un Post con altri artisti piccoli-gioiellini-dagli-states-langhorne-slim-maldives-e-co.html), Cory Chisel si ripresenta con questo Old Believers, prodotto dal suo amico Brendan Benson.
Il gruppo dei The Wandering Sons, nativi di Appleton nel Wisconsin, ha esordito con Again From The Beginning (2004) dal suono folk-rock, seguito da alcuni EP di buona fattura come Darken Your Door (2005), Little Bird (2006), Cabin Ghost (2008), e il già menzionato Death Won’t Send A Letter (2009) che ha portato Cory ad essere nominato artista dell’anno 2010 nel nativo Wisconsin.Registrato, tanto per cambiare, in quel di Nashville, oltre alla voce femminile di Adriel Denae Harris (vero cognome Harris ma ultimamente preferisce farsi chiamare Denae, per la precisione) anche alle tastiere, si avvale della presenza di ben due Cardinals.
ex “pards” di Ryan Adams, Jon Graboff alla pedal steel e chitarre e Brad Pemberton alla batteria e percussioni, oltre a Ian Craft al banjo e violino, Brady Surface al basso, Mark Watrous alle chitarre acustiche ed elettriche, oltre alla presenza rilevante  di Brendan Benson (Raconteurs), che ha curato la produzione.
L’intro è affidato alla dolce Adriel con This Is How It Goes, mentre I’ve Been Accused e Old Love sono brani che richiamano sonorità anni ’70, e a seguire una “dylaniana” Never Meant To Love You con al controcanto la Denae, per poi cambiare con Please Tell Me che inizia come una love song elettrica ( ancora molto anni settanta), ma poi si apre con un arrangiamento geniale.
Laura ha un intro pianistico ed un incedere maestoso, una composizione lenta, soffice, molto melodiosa, sempre con il piano al centro dell’attenzione, splendidamente cantata da Cory, seguita da un’altra ballata Foxgloves, tra folk e pop, che cresce nel finale, quando un coro si unisce alla voce  del leader.
Un arpeggio di chitarra introduce She Don’t Mind , tenue, dolce, molto raccolta,  sembra uscita dalla penna gentile di Ron Sexsmith, mentre si cambia registro con Times Won’t Change con una [...]

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