"Vedo che voi ragazzi vi state avvelenando con i vostri stessi gas". Italia, un cimitero di armi chimiche.

Alle ore 19:15 del 2 dicembre 1943 centocinque bombardieri Junker 88 della Luftwaffe affondarono diciassette navi mercantili ancorate nel porto di Bari.
Una di queste, il mercantile statunitense John Harvey, esplose con il suo carico pari a circa cento tonnellate di bombe all'iprite del tipo Levinstein H, un gas devastante dagli effetti mortali, provocando la fuoriuscita di sostanze tossiche che contaminarono le acque del porto.
L'iprite frammista alla nafta in fiamme sull’acqua generò un’enorme nube tossica che investì l’intero porto e la città vecchia, rendendo micidiale l’aria.Il bilancio fu di oltre un migliaio di vittime tra militari e civili ma la reale portata delle conseguenze umane ed ambientali legate a questa vicenda storica, nota come il più grave disastro di guerra chimica del secondo conflitto mondiale, non è mai stata appurata.Fu quella notte che da Radio Berlino, emittente della propaganda tedesca in lingua inglese si udì la voce suadente, sensuale e vellutata ma nel contempo affilata come un kirpan, il pugnale Sikh, della commentatrice Mildred Elizabeth Gillars soprannominata Axis Sally, che pronunciò la frase rimasta nella storia: “Vedo che voi ragazzi vi state avvelenando con i vostri stessi gas” per insinuare tra le truppe alleate il messaggio di morte finalizzato a metterne in crisi il morale.
Fu il più grande disastro subito dalla Marina degli Stati Uniti dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbour, ma quella sera del dicembre 1943 si consumò anche il più grave atto di guerra chimica di tutto il secondo conflitto mondiale, definito l’unico disastro chimico avvenuto in un Paese occidentale ma che i governi alleati classificarono come top secret e sul quale, nonostante le opere di bonifica passate e in corso, tuttora grava un discreto silenzio.Nel dopoguerra la Marina Militare Italiana provvide alla bonifica recuperando gli ordigni presenti nel mare antistante il porto barese facendone brillare alcuni e riaffondandone altri più al largo oltre i mille metri di profondità, secondo una consuetudine molto praticata in tutto il mondo fino a trenta anni fa.
Il recupero delle bombe sommerse fu intrapreso anche da civili al fine di recuperare il costoso esplosivo in esse contenuto.
Ma se venivano pescati ordigni carichi di iprite, sostanza di scarsissimo valore economico, questi venivano puntualmente ributtati a mare senza alcun controllo delle autorità militari.
Per tale ragione molte bombe si trovano tuttora a basse profondità e solo oggi si inizia a disporre di una loro parziale [...]

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