Vercingetorige, il re dei Galli

"Simili ratione ibi Vercingetorix, Celtilli filius, Arvernus, summae potentiae adulescens, cuius pater principatum Galliae totius obtinuerat et ob eam causam, quod regnum appetebat, ab civitate erat interfectus, convocatis suis clientibus facile incendit." De Bello Gallico, Giulio Cesare Capo arverno ( Roma 46 a.C.).
Figlio di un nobile, Celtillo, nel 52 a.C.
aderì alla ribellione delle tribù galliche contro i Romani, ottenendone il comando, mentre gli Arverni lo acclamarono loro re.
Dopo alcuni insuccessi iniziali, adottando la tattica della terra bruciata » per impedire i rifornimenti al nemico ed evitando la battaglia campale, riuscì a mettere in difficoltà Cesare, che subì un grave scacco all'assedio di Gergovia.
Ma, avventuratosi in campo aperto venne duramente sconfitto e si rinchiuse nella fortezza di Alesia.
Dopo una difesa disperata, fallito anche il tentativo da parte di un grosso esercito di Galli di forzare dall'esterno il blocco posto dai Romani alla città, Vercingetorige si arrese consegnandosi al vincitore.
Condotto a Roma, fu giustiziato dopo aver ornato il trionfo di Cesare nel 46.
Chi era Vercingetorige? Innanzitutto, qual è il significato del suo nome? Sono state proposte le etimologie piú fantasiose.
L’interpretazione oggi accettata dai linguisti è la seguente: ouer, prefisso di origine indoeuropea che significa “su” o “sopra”; kingues o kinguet vuol dire il guerriero, l’eroe; riks: il re.
Se ne ricava dunque Vercingetorige = Re supremo dei guerrieri.
Nel XIX secolo, alcuni storici si interrogarono circa l’eventualità che Vercingetorige fosse un titolo piuttosto che un nome proprio.
Alcuni si dissero favorevoli alla prima ipotesi e scrissero perciò che «il vercingetorige era questo o quello».
Il ritrovamento di monete con l’iscrizione Vercingetorix ha posto fine alla discussione: si tratta senza dubbio di un nome proprio.
Quali furono, nel 52 a.C., le relazioni tra Vercingetorige e Cesare? A questo proposito Cesare tace, ma possiamo disporre di due testimonianze, quelle di Cassio Dione ,(storico vissuto circa 2 secoli dopo i fatti), parla di un’«amicizia» fra i due, fino a quando il principe gallo non decise di «rompere l’accordo» tra Roma e gli Arverni, rendendosi colpevole magni sceleris, cioè di «un crimine immenso»., L’espressione magni sceleris probabilmente allude al tradimento di Vercingetorige che nel 53 a.
C.
, in assenza di Cesare, si sarebbe impadronito con la forza del potere presso gli Arverni e avrebbe cercato di creare una coalizione anti romana [...]

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