Verità e compagnia bella...

Ora, affrontati gli argomenti di rilevanza mondiale, mi sembra giunto il momento di tediarvi con quelli che prima ho chiamato "i miei piccoli accidenti personali".Stasera volevo ragionare sulla verità...
No, non quella con la maiuscola, quella è roba per preti, santoni e giudici; quella piccola, di ogni giorno, quella delle cose dette fuori dai denti, degli occhi che contraddicono le parole, dei gesti frenati ma sempre troppo tardi...Non sto qui a raccontarvi il fatto, che di per sé è poco interessante, ma vi giro la domanda che mi ha scatenato...
A chi serve la verità? A chi la dice, per togliersi un peso, o a chi la ascolta, magari per vedere qualcosa con occhi nuovi?Cos'è, una specie di scaricabarile? Una patata bollente di cui liberarsi per stare meglio?Voglio dire, a volte questa verità ferisce, a volte addirittura uccide, o peggio paralizza...
Allora non è un valore, non è un'entità positiva a priori? Ci sono verità che posso ditruggere le fondamenta di un palazzo di dieci piani, e altre che fanno traballare ponti d'acciaio: che ne facciamo di quelle? Quanta della nostra verità possiamo travasare negli altri senza rischiare che trabocchi?E soprattutto, ma ti pare che una di venerdì sera con tutto quello che c'è nel mondo deve farsi le seghe mentali su un blog??Mi sto aggravando!P.S.
Non c'entra forse molto, ma mi viene in mente un passo del monologo di Agrado, nel film "Tutto su mia madre", lo lascio in spagnolo, perché la traduzione è ingrata...Una es más auténtica cuando más se parece a lo que ha soñado de sí misma..." C'entra davvero poco, ma quanto è vero, almeno declinato al femminile...

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