Verso l'adozione internazionale

L’adozione di per sé è un atto d’amore, quella internazionale comporta maggiori impegni e responsabilità nei confronti del bambino, ma è un impegno d’amore enorme! I passi da fare sono tanti e tortuosi, vi sono un sacco di permessi, richieste, certificazioni da fare sia presso il tribunale dei minori della nazione dei genitori adottivi che in quello del paese del bambino da adottare.
Bisogna affidarsi ad una ONG o un’associazione che faccia da intermediario tra chi vuole adottare e coloro che nel frattempo hanno la cura e tutela del bambino, che possono essere un orfanotrofio o un tutore legale.
Bisogna avere determinati requisiti come previsto dalla Convenzione sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione fatta all’Aja nel 1993, come l’essere congiunti in matrimonio da almeno 3 anni, avere minimo 25 anni o comunque avere almeno 21 anni in più del bambino.
Noi oggi abbiamo voluto informarci sull’adozione internazionale in Kenya, per capire se oltre alle norme previste dalla Convenzione che ha anch’esso ratificato, ci fossero altre pratiche o difficoltà nella procedura.
Abbiamo scoperto che in Kenya, i futuri genitori adottivi, per far accettare la loro richiesta di adozione, devono risiedere nel paese per tutta la durata della procedura di approvazione da parte del tribunale dei minori keniota, e comunque non meno di sei mesi.
Questo è un grosso ostacolo da oltrepassare, perché non tutti possono permettersi di lasciare il lavoro per sei mesi.
Conoscere il bambino sì, andare a trovarlo durante l’andamento burocratico dell’adozione ovvio, ma risiedere nel paese per così tanti mesi potrebbe essere discriminatorio per chi non può permettersi tutti quei mesi di permesso.
Se poi aggiungiamo i costi d’adozione, che all’incirca variano da 4000 a 5000 euro per le spese in Africa a cui vanno sommate quelle da sostenere in Italia, più o meno 1400 euro…diventa quasi impossibile permettere di fare uno dei gesti d’amore per eccellenza!  

Leggi tutto l'articolo