"Vi racconto il mio calcio libero"

Hernanes racconta Hernanes.
Un ritratto che il neo giocatore della Lazio fa di se stesso in un’intervista a BolaRadio.
E lo fa partendo da quelle che sono le sue origini, di un «menino que joga futebol de salao», ovvero di un bambino che gioca a calcetto.
Di uno che ha sofferto non poco nella sua vita: «Papà lavorava in fabbrica, mamma faceva la casalinga e per noi arrivare a fine mese era dura, ma quello che non mancava mai era il pallone.
E se si bucava, lo facevamo di carta io e mio fratello Alyson».
Ora però è diventato un campione, alcuni lo definiscono il Profeta (ma per tutti è PI), ma per lui non è cambiato niente, visto che gira per San Paolo con una automobile comune: «Sarà per le mie origini semplici, ma non ho mai prestato molta attenzione a queste cose.
Non vivo per i riflettori, le luci della ribalta e soprattutto il lusso», dice Hernanes.
Che è uno che quando dà la sua parola la mantiene fino in fondo.
E lo sa bene la Lazio che, orgogliosa, l’altra sera ha visto il ragazzo di Recife rifiutare proposte più vantaggiose di Palermo e Lione.
Insomma, un ragazzo serio, anche se non nasconde di essere stato «un po’ matto, lo ammetto».
Non c’è da pensare male, ma agli inizi della carriera, quando ancora non era l’idolo della folla paulista, era uno a cui piaceva scherzare e fare scherzi di un certo tipo, come quella volta che per gioco, in una conferenza stampa importante si infilò due microfoni nelle narici.
Oppure di quando «facevo ammattire il mio allenatore a San Paolo perché invece di uscire dalla porta e scendere dalle scale per andare al campo come tutti, preferivo uscire dalla finestra, aggrapparmi alla grondaia e scivolare giù.
Rischioso, ma divertente».
Sul terreno di gioco, però, si trasforma, sia con la tecnica che con la grinta, svelando che il suo talento è si naturale, ma anche frutto di tanto allenamento: «Se gioco con entrambi i piedi lo devo a mio padre.
Nemmeno camminavo e lui già mi faceva fare i movimenti con tutti e due i piedi.
Quando ho cominciato a giocare prima in strada e poi a calcetto, ho visto che tutti erano destri.
Allora mi son detto: da domani diventerò mancino.
E così ho fatto.
Calciare con entrambi i piedi già lo facevo da tempo, allora ho cominciato ad allenarmi nei dribbling, nelle finte, nei colpi di tacco.
Non essendo una cosa innata, devo comunque allenarmi sempre perché basta un periodo che allento e già noto la differenza».
Sembra quasi inviare un messaggio a Reja: «In campo ho giocato in tutti i ruoli possibili: laterale sinistro [...]

Leggi tutto l'articolo