Via libera al decreto Romani "Ma nessun obbligo per i blog"

Web Tv Il consiglio dei ministri approva la norma che equiparava i video online alle tv tradizionali.
"Non sarà applicata a siti internet e giornali online".
Ma restano i dubbi.
Critiche dall'opposizione  ROMA -E' stato approvato in Consiglio dei ministri il cosiddetto "decreto Romani", il controverso testo che recepisce la direttiva europea sugli audiovisivi.
Secondo quanto comunicato dal ministero dello Sviluppo Economico in una nota, la normativa esce depurata da ogni riferimento a blog, giornali online e motori di ricerca.
Una revisione che dovrebbe gettare acqua sul fuoco delle polemiche innescate dal provvedimento fin dalla sua prima presentazione.
Ma restano aspetti poco chiari, in particolare per quanto riguarda l'eventuale equiparazione tra siti professionali come YouTube, che basano il loro business sulla diffusione di video, e le emittenti tv tradizionali.
Il provvedimento varato oggi, si legge nella nota del ministero "recepisce in parte le indicazioni delle Commissioni Parlamentari".
In particolare, continua il documento, "viene chiarito a quali servizi audiovisivi deve essere applicata la disciplina prevista dalla direttiva, con un elenco dettagliato delle attività escluse".
Tra queste ultime, il ministero cita espressamente "i siti Internet tradizionali, come i blog, i motori di ricerca, versioni elettroniche di quotidiani e riviste, i giochi online".
Per queste attività, dunque, sarebbero esclusi una serie di obblighi previsti per le televisioni, primo fra tutti l'autorizzazione preventiva da parte del ministero.  Nonostante il maquillage, il decreto Romani conserva il suo carattere autoritario laddove costringe i servizi di live streaming e consimili a chiedere l'autorizzazione ministeriale", attacca Vincenzo Vita, senatore Pd e membro della Commissione di vigilanza sui servizi radiotelevisivi.
Per Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Pd, "escludere del tutto internet da una direttiva televisiva sarebbe stato comunque più chiaro e avrebbe evitato le incertezze interpretative che invece non mancheranno".
Il testo varato dal Cdm esclude dalla definizione di "servizio media audiovisivo" (e quindi dall'ambito della direttiva) "i siti Internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell'ambito di comunità di interesse".
Più avanti però cita espressamente come "servizio di media audiovisivo non lineare [...] un servizio di media audiovisivo fornito da un fornitore di servizi di [...]

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