Vieste – La nave “Aretusa” alla ricerca del cacciatorpediniere “Turbine”

Vieste – La nave “Aretusa” alla ricerca del cacciatorpediniere “Turbine” martedì 10 novembre 2015 ore 18:05   La nave "Aretusa", unità idrografica costiera della Marina Militare, lo scorso 2 novembre, ha proseguito l’investigazione del relitto sommerso a nord di Vieste, già iniziata dal cacciamine "Viareggio" Il relitto, assimilabile per forma e dimensioni al cacciatorpediniere "Turbine" della Regia Marina, è parte della memoria storica del nostro Paese ed è uno straordinario simbolo del valor militare italiano dimostrato durante il primo Conflitto Mondiale.
Quella de l"Turbine" rappresenta una delle pagine più belle di eroismo della Marina Militare: il Cacciatorpediniere "Turbine" della Regia Marina (classe Nembo - 1902) era infatti stato affondato da Unità Navali austriache durante il primo Conflitto Mondiale, nella notte tra il 23 ed il 24 maggio del 1915, mentre si opponeva, al Comando del Capitano di Corvetta Luigi Bianchi, al cannoneggiamento della città di Barletta (BT), proteggendone i suoi abitanti.
Colpita gravemente a poppa, con atto eroico del suo Equipaggio, s’inabissò con ancora il Tricolore spiegato lasciando a pelo d’acqua solo pochi superstiti.
Fu la nostra prima perdita navale nella Grande Guerra.
Ne “Il Giornale d’Italia” di circa ottant’anni or sono, Virginio Gayda (giornalista e saggista italiano, direttore dei quotidiani "Il Messaggero" e "Il Giornale d'Italia" dal 1926 al luglio del 1943) scrisse: “All’apertura delle ostilità, 24.5.1915, il cacciatorpediniere si trovava in crociera nel Basso Adriatico.
Attaccato da un incrociatore e quattro cacciatorpediniere nemiche accettò da solo la battaglia, combattendo quattro intere ore dalle 3.10 alle 7.00.
Ma ben presto si evidenziò la sua inferiorità dinanzi alle cinque unità nemiche di tipo più moderno e di maggiore tonnellaggio.
Colpita in più parti vitali, la nave italiana rimaneva immobilizzata continuando a difendersi con il cannone.
Esaurite le munizioni, con quasi metà dell’equipaggio morto o ferito, il Comandante, anch’egli ferito, ordinò che si aprissero i kingstons e si affrettasse l’affondamento, e così la piccola nave italiana combatté e morì”.
Il suo relitto, paragonabile quindi ad un sacrario, coperto da una colonna di oltre 100 metri d’acqua è uno dei simboli del silenzioso e profondo sacrificio dei marinai che 100 anni fa hanno servito la patria in Adriatico.
L’attività di ricerca di questa storica e simbolica Nave, si inquadra nel progetto “La grande guerra attraverso la [...]

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