Vieste - PRIMO PREMIO DELL’I.I.S.S “Fazzini-Giuliani” AL CERTAMEN “Giustino Fortunato”

Vieste - PRIMO PREMIO DELL’I.I.S.S “Fazzini-Giuliani” AL CERTAMEN “Giustino Fortunato” mercoledì 27 aprile 2016 ore 09:23   “Dimmi, o luna: a che vale al pastor la sua vita, la vostra vita a voi? Dimmi: ove tende questo vagar mio breve il tuo corso immortale?” Pietro Cataldi, fine critico letterario, riflette sull’originalità del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia rispetto agli altri Cantileopardiani: dopo aver affidato all’eroe antico Bruto interrogativi di carattere politico, scelta la poetessa greca Saffo per sviscerare questioni amorose, Leopardi riserva ad un pastore errante il privilegio di fare domande di senso.
Che diritto ha un analfabeta di parlare di filosofia? La filosofia non è appannaggio degli esperti? Un gruppo di studenti di V^A (Sara Calderisi, Francesco Cionfoli, Cecilia Pagano) e di V^B (Nicoletta Del Duca, Gianluca Di Vieste, Giulia Ragno) del Liceo Scientifico dell’I.I.S.S.
“Fazzini-Giuliani” di Vieste ha rinnovato, nei giorni 15, 16 e 17 aprile, la partecipazione alla XII Edizione del Certamen “Giustino Fortunato”, indetto dall’I.I.S.S.
“Giustino Fortunato” di Rionero in Vulture (PZ).
Il Concorso si pone come finalità  il recupero e lo sviluppo degli esiti della ricerca del meridionalista Fortunato in chiave contemporanea e ormai ha travalicato i confini territoriali  per stagliarsi entro una dimensione più ampia che coinvolge scuole provenienti da tutta Italia.
“Fare politica per il bene comune: io ci credo”, questo il tema scelto per l’edizione 2016 del Concorso.
Un argomento sfidante, che pone davanti a una domanda più che davanti a un’asserzione.
Si può credere ancora nella politica? Il nostro atteggiamento spesso è critico e disincantato.
Ma non è forse un modo per rimanere seduti sul comodo alibi di chi ha delegato? A ben pensarci, il tema non investe solo l’orizzonte specialistico della politica, ma pure ciò che tutti i docenti che credono nel proprio lavoro dovrebbero fare per formare cittadini attivi e responsabili.
La condizione umana è il requisito indispensabile per porre domande di senso.
È, però, diventando cittadini e abdicando alla condizione di sudditi che questo diritto può esercitarsi con consapevolezza.
Ed è a questo che serve la scuola.
Serve a pensare.
Serve ad acquisire il diritto di rivolgere domande alla luna.
Il secondo ‘800, caratterizzato dall’avvento della scuola pubblica, la tanto denigrata “scuola di massa”, incarna questo progetto: fare di tutti gli individui dei potenziali filosofi.
Se in passato la trasmissione [...]

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