Violino

Jean Montalbano
Violino, Kosher Nostra
         A chi oggi nelle sale da concerto applaude di tutto andrebbe ricordato quanto Alberto Cantù riporta nel suo Jascha Heifetz, l’imperatore solo (Zecchini Editore, 2007) : nell’Israele dell’immediato secondo dopoguerra capitò al riservato e, benché olimpico, torturato violinista d’origine lituana di essere inseguito, e non per l’autografo, solo per aver messo in programma Richard Strauss (non Wagner). Per il resto una carriera concertistica (documentata via via su cera, 78 giri, ellepi) iniziata in età prepuberale in una Russia presovietica e cresciuta fino a vette intimidenti (per i tanti rivali) lungo oltre un sessantennio, grazie ad uno strumento che, è stato sottolineato, più del piano “fa” il fanatismo.
          Posava sul palco con la spietata naturalezza del killer: dopo l’indugiare tardo-romantico, le sue interpretazioni esibivano una sfrondata asciuttezza che non penalizzava il canto, lucido e spedito, nell’assoluta trasparenza. Qu...

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