Vita Nova 31-35

XXXI [XXXII] Poi che li miei occhi ebbero per alquanto tempo lagrimato, e tanto affaticati erano che non poteano disfogare la mia trestizia, pensai di volere disfogarla con alquante parole dolorose; e però propuosi di fare una canzone, ne la quale piangendo ragionassi di lei, per cui tanto dolore era fatto distruggitore de l'anima mia; e cominciai allora una canzone, la quale comincia: Li occhi dolenti per pietà del core.
E acciò che questa canzone paia rimanere più vedova dopo lo suo fine, la dividerò prima che io la scriva: e cotale modo terrò da qui innanzi.
Io dico che questa cattivella canzone ha tre parti: la prima è proemio; ne la seconda ragiono di lei; ne la terza parlo a la canzone pietosamente.
La seconda parte comincia quivi: Ita n'è Beatrice; la terza quivi: Pietosa mia canzone.
La prima parte si divide in tre: ne la prima dico perché io mi muovo a dire; ne la seconda dico a cui io voglio dire; ne la terza dico di cui io voglio dire.
La seconda comincia quivi: E perché me ricorda; la terza quivi: e dicerò.
Poscia quando dico: Ita n'è Beatrice, ragiono di lei; e intorno a ciò foe due parti: prima dico la cagione per che tolta ne fue; appresso dico come altri si piange de la sua partita, e comincia questa parte quivi: Partìssi de la sua.
Questa parte si divide in tre: ne la prima dico chi non la piange; ne la seconda dico chi la piange; ne la terza dico de la mia condizione.
La seconda comincia quivi: ma ven trestizia e voglia; la terza quivi: Dànnomi angoscia.
Poscia quando dico: Pietosa mia canzone, parlo a questa canzone, disegnandole a quali donne se ne vada, e stèasi con loro.
Li occhi dolenti per pietà del core hanno di lagrimar sofferta pena, sì che per vinti son remasi omai.
Ora, s'i' voglio sfogar lo dolore, che a poco a poco a la morte mi mena, convènemi parlar traendo guai.
E perché me ricorda ch'io parlai de la mia donna, mentre che vivia, donne gentili, volontier con vui, non vòi parlare altrui, se non a cor gentil che in donna sia; e dicerò di lei piangendo, pui che si n'è gita in ciel subitamente, e ha lasciato Amor meco dolente.
Ita n'è Beatrice in l'alto cielo, nel reame ove li angeli hanno pace, e sta con loro, e voi, donne, ha lassate: no la ci tolse qualità di gelo né di calore, come l'altre face, ma solo fue sua gran benignitate; ché luce de la sua umilitate passò li cieli con tanta vertute, che fé maravigliar l'etterno sire, sì che dolce disire lo giunse di chiamar tanta salute; e félla di qua giù a sé venire, perché vedea ch'esta vita noiosa non era degna [...]

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