Vita di Gesù 13

LA GIORNATA DELLE PARABOLE La parabola § 360.
Durante questo periodo dell'operosità in Galilea, probabil­mente nel giorno stesso che precedette la tempesta sedata (§ 346), avvenne l'ampio insegnamento in parabole, che si può praticamente designare come la giornata delle parabole.
Certamente anche prima Gesù aveva impiegato taluni elementi pa­rabolici nei suoi discorsi (cfr.
Marco, 2, 17.19.21.22; ecc.), compreso il Discorso della montagna (Matteo, 5, 13-16; 6, 22 segg.; ecc.); ma quella fu una giornata dedicata particolarmente alla vera parabola, come risulta dalle brevi introduzioni premessevi da tutti e tre i Si­nottici (Matteo, 13, 1-3; Marco, 4, 1-2; Luca, 8, 4; cfr.
Marco, 4, 35).
E’ parimente quasi certo che anche qui gli evangelisti si siano comportati come per il Discorso della montagna, cioè che in occa­sione di questa giornata abbiano riferito parabole pronunziate da Gesù in altre occasioni (Matteo) o viceversa abbiano trasferito altrove parabole di questa giornata (Luca) (§ 317); tuttavia un nucleo sto­rico di parabole pronunziate in quella precisa giornata ci fu indubbiamente, e il suo materiale fu ripartito con una certa larghezza dai singoli evangelisti.
La parabola è quel genere letterario che consiste nel servirsi di un fatto immaginario, ma assolutamente possibile e verosimile, per il­lustrare una data verità morale e religiosa.
E’ dunque molto simile alla favola; ma ne differisce in quanto la favola fa agire o parlare esseri inanimati o irragionevoli, ed è quindi storicamente impossibile, e inoltre non si propone uno scopo edificativo.
Ambedue i generi, presso tutti i popoli ove sono fioriti, sono stati sempre d'indole popolare: la plebe ha sempre trovato un mezzo facile e perspicuo, per ricevere e trasmettere la sapienza spicciola, in quel riavvicinamento di teoretiche situazioni morali alle reali situazioni umane di tutti i giorni, illuminando cosi l'astratto impalpabile col concreto tangi­bile.
E, sebbene prediletto dalla plebe, questo metodo è più filosofico di quanto sembri a prima vista: è noto che Socrate, appunto per opporsi ai Sofisti, ricorreva volentieri alla parabola e al paragone; anzi fin da principio, per definire il suo ufficio di maestro, egli si serviva di una specie di parabola, giacché affermava di continuare nel campo morale la professione che nel campo fisiologico aveva esercitata sua madre, la levatrice Fenarete: egli era il maieutico dello spirito.
In sostanza, dunque, la parabola è un paragone.
E’ naturale però che, a seconda della finezza concettuale [...]

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