Vivere di pane e poesia

Quando agosto già avanzava verso settembre e i pomeriggi non erano insopportabilmente canicolari, eravamo soliti passeggiare lungo un tratto di ferrovia che a destra costeggiava filari di vite e a sinistra un vasto campo incolto su cui crescevano piante erbacee screziate di bianco, malva e giallo. Se la pigrizia prendeva il sopravvento ci sdraiavamo tra i ciuffi d'erba e ad occhi chiusi, per via delle lame di luce che precedevano il tramonto, parlavamo impetuosi e dolci in attesa del trasfigurare degli ulivi.

Che senso ha abbandonare questa pace? Non potremmo vivere così per sempre?
Uno dei due deve pur lavorare, o no?
E allora mettiamo da parte dei soldi e cerchiamo un posto dove si possa vivere con poco, di pane e poesia.
Ci vuole tempo.
Quanto tempo?
Dieci anni, almeno.
Ma dieci anni sono uno sproposito, il momento giusto è questo, replicavo con l'enfasi che sapevo sarebbe stata addomesticata da un bacio. Poi, prima che il cielo diventasse una cosa sola con i campi,...

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