Wagner e Napoli (premessa al Tristan und Isolde del San Carlo 2004, di Quirino Principe.

Post 717   Sono un po’ stanco di pensare e mi riposo facendo dono ai miei amici wagneriani e non, come promesso, di due pagine del “Sole 24 Ore” del 21 Novembre 2004, nelle quali Quirino Principe,  presentando l’evento che avrebbe avuto luogo il 1 Dicembre (l’apertura della stagione musicale partenopea al San Carlo con Tristan und Isolde), dice di “Wagner, napoletano mancato”, e di “Isolde, eroina d’Occidente”.
Tristano e Isotta, un capolavoro assoluto, non solo è il più bel monumento di tutti i tempi elevato all’amore, ma  rappresenta, dal punto di vista formale, “per l’accentuato cromatismo con il quale si esprime l’anelito d’amore e di morte, preludio alla rottura della tonalità, e per il flusso musicale continuo, la più rivoluzionaria opera dell’ultimo romanticismo e il punto di partenza di tutta la musica nuova” (R.
M.
in Dizionario dell’Opera lirica, Oscar Mondadori, Milano, 1991, p.
342).
Questo primo articolo di Principe riferisce dei soggiorni napoletani di Wagner, della sua passione per la città e  peri suoi straordinari abitanti, e vuole esser una introduzione-omaggio all’evento che la città dedicherà al Tristano e Isotta con una delle più belle edizioni della sua storia.
  1)   Wagner, napoletano mancato.
  Richard Wagner ebbe con Napoli un rapporto d’amore: traumatizzato da incidenti e da delusioni, sovente infastidito, ma d’amore.
Difficile fu invece il contatto della cultura napoletana con Wagner, soprattutto in un caso: uno ma altamente rappresentativo.
Verso la fine del 1857, mentre stava continuando un po’ stancamente l’idillio tra Wagner e matilde Wesendonck, apparve sulla collina verde presso l’Asylum, un gran bell’uomo dai baffi assassini, scelto da Mathilde come insegnante di italiano.
Era un esule, a Zurigo da qualche tempo, dimesso da un fosco carcere napoletano dove era stato imprigionato per motivi politici, e si chiamava Francesco de Sanctis.
Lo charme del letterato irpino non lasciò indifferente Mathilde.
Geloso, Wagner si allontanò da casa Wesendonck.
Nelle settimane successive, scrivendo alla sua quasi innamorata, Wagner alluse al rivale più o meno presunto chiamandolo “Herr von Heiligen” (“proveniente dai santi”, De Sanctis).
L’ostilità di Wagner, naturalmente, non passò inosservata, e il “von Heiligen” fu bilanciato da una perfidia dell’italiano.
Nella «Rivista contemporanea», anno VI, vol.XV, pagg.
369-408, De Sanctis pubblicò il dialogo Schopenhauer e Leopardi.
Lo spiritoso letterato diede (potevamo [...]

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