Wu Ming,Tolkien, il “coraggio nordico” e…

Tolkien, il “coraggio nordico” e… quel piccolo ignorante di Adolf Hitler [E' in libreria la nuova edizione del testo di J.R.R.
Tolkien Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm (Bompiani) a cura di Wu Ming 4.
Oltre al testo di Tolkien, emendato da alcuni smaccati errori di traduzione presenti nella precedente edizione (Albero e Foglia, 2000), il libro contiene la traduzione italiana del poema breve La Battaglia di Maldon e un articolo monografico di Tom Shippey, massimo esperto tolkieniano vivente.
Di seguito, la prefazione di Wu Ming 4, che oltre a riprendere ed estendere le argomentazioni già presenti in Un giorno a Maldon (L'eroe imperfetto, Bompiani 2010), passa in rassegna alcuni dei più marchiani equivoci su Tolkien accumulatisi nel corso dei decenni.] .
PREFAZIONE IL PROFESSORE IN BATTAGLIA «I poeti del mondo giudicano l’uomo di valore.» (Y Gododdin, poema gallese del VII secolo d.C.) «Parlo solo a me stesso perché quelli che incontro, non mi parlano ancora.» (J.R.R.Tolkien, La Campana del Mare) Nel corso dei trentotto anni che ci separano dalla morte di J.R.R.
Tolkien sono fioriti gli studi che hanno indagato la varietà e ricchezza di temi, la complessità dell’architettura narrativa, la poetica e le tracce filosofiche presenti nella sua produzione letteraria e saggistica.
Di questa mole di saggi e apparati critici in Italia non è giunta che una minima parte e solo in tempi recentissimi [1].
Un vuoto durato oltre tre decenni – agevolato dallo snobismo di certa intellighenzia nei confronti della letteratura fantastica – ha permesso che nel nostro paese si consolidasse una vulgata su Tolkien senza corrispettivi in altri contesti culturali.
Grazie al prolungato isolamento hanno potuto diffondersi letture della sua opera e interpretazioni della sua poetica che farebbero sorridere qualunque studioso d’Oltremanica, perpetrando una catena di equivoci ormai talmente eclatanti da risultare paradossali.
Basti pensare che i primi traghettatori del Signore degli Anelli verso i nostri lidi, ormai quarant’anni or sono, pretendevano di collocare l’opera più celebre di Tolkien nel filone del romanzo gotico-horror anglosassone – secondo una genealogia che non trova riscontro in nessuna ricostruzione critica -, assimilando la poetica di Tolkien al fantastico spettrale e neopaganeggiante di autori come Arthur Machen, Montague Rhodes James e H.P.
Lovecraft (!).
Se l’avventatezza di alcune affermazioni di quegli anni poteva attribuirsi all’ignoranza di una parte fondamentale della produzione [...]

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