Youth - La giovinezza, film, 2015, Italia, Francia, Svizzera, Gra Bretagna, durata 118 min.

Sulla soglia tra declino di una civiltà e riscatto dell’umanità Con il cervello sintonizzato appena sopra la frequenza elettrica della soglia del sonno, in fase di sveglia e attenta ricezione sognante, di profondo rilassamento fisico: così bisognerebbe vedere Youth, La giovinezza, il nuovo film di Paolo Sorrentino.
Uscire dai canoni, mollare la presa – più che del logos – della artificiosa logorrea mentale e psicologista della critica del gusto contemporanea.
Solo una tale condizione semi onirica ci permetterebbe di attivare al massimo il potere di visualizzazione e apprendimento poetico del pensiero, per entrare nelle pieghe suadenti di immagini e di un racconto che ci parlano del destino della nostra civiltà.
Non c’è bisogno, in questo modo, di conoscere direttamente, di indagare indirettamente le intenzioni esplicite dichiarate dall’autore.
Ogni opera vera, in ogni campo, attira, calamita a sé le membra disperse, sotto diversi aspetti, di un’epoca e le ricompone, dando loro una forma artistica, che ne fa esplodere dall’interno un significato poetico-esistenziale.
Questo è un processo creativo che travalica l’autore, pur facendo interamente perno sulla sua individuale sensibilità e capacità tecnica nel lavorare la materia, formarla, montarla negli elementi tipici dell’arte in cui si esprime.
Non c’è dubbio che Paolo Sorrentino riesce magistralmente qui a produrre inquadrature, movimenti di macchina, sequenze, un loro fluido montaggio che permettono all’opera di muoversi autonomamente ben oltre i confini della vicenda narrata.
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