Zika virus: un esperimento finito male?

Negli ultimi mesi, il nome di un virus sconosciuto ai più ha cominciato a circolare nei media di tutto il mondo.
Si tratta di “Zika”, detto anche ZIKAV o ZIKV, e per il momento la sua diffusione si concentra nei paesi dell’America Latina, dove ha già fatto scattare l’allarme delle autorità locali.
Così come accade per altre malattie, l’agente patogeno viene trasmesso attraverso un vettore artropode, nel caso specifico l’Aedes aegypti, una zanzara conosciuta soprattutto per essere la principale responsabile della febbre dengue.
Con quest’ultima, Zika ha in comune moltissimi sintomi, tra cui febbre alta e macchie rosse in diverse parti del corpo, ma quello che più preoccupa medici e ricercatori è il possibile nesso tra il virus ed i sospetti casi di microcefalia infantile che si stanno registrando in Brasile, primo paese del Sud America per numero di contagi.
Nessuno è riuscito a spiegare la causa di un’esplosione che, a detta degli esperti, non ha precedenti in loco, e gli stessi media corporativi, così solerti nel diffondere il panico, sembrano glissare sulla genesi del focolaio.
Se si considera che il virus è stato scoperto in Africa nel 1947 e che mai prima d’ora il Brasile aveva conosciuto un incremento significativo delle malformazioni neonatali, appare quanto meno insolita la rapidità con cui l’epidemia si è diffusa.
Possibile che la natura abbia fatto tutto da sola? Non è da escludere, ma neanche da dare per scontato.
Vediamo perché.
Nel 2011, il governo carioca ha autorizzato la produzione di zanzare geneticamente modificate nel tentativo di combattere la febbre dengue.
Era l’inizio del progetto “Aedes Transgenic”, condotto dalla società biotech britannica Oxitec.
Da quel momento, milioni di zanzare maschio gm sono state rilasciate nell’ambiente con lo scopo di trasmettere ai nuovi nati una particolare proteina in grado di ucciderli prima del raggiungimento della fase adulta.
Perché ciò sia realizzabile, gli scienziati somministrano agli insetti creati in laboratorio un antibiotico noto come tetraciclina, che consente loro di sopravvivere e di fecondare le femmine una volta immessi nell’ecosistema.
Tutto secondo i piani, se non fosse che i composti tetraciclinici, essendo largamente utilizzati sia in campo medico che in agricoltura, si trovano nell’ambiente con molta facilità, rilasciati in forma attiva attraverso le urine e le feci di uomini e animali.
Non è assurdo pensare che la nuova generazione di zanzare sia entrata in contatto con l’antibiotico presente in [...]

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