a noi ce sarveranno le mignotte

Mentre ch’er ber paese se sprofonna frane, teremoti, innondazzioni mentre che so’ finiti li mijioni pe turà un deficì de la Madonna Mentre scole e musei cadeno a pezzi e l’atenei nun c’hanno più quadrini pe’ la ricerca, e i cervelli ppiù fini vanno in artre nazzioni a cercà i mezzi Mentre li fessi pagheno le tasse e se rubba e se imbrojia a tutto spiano e le pensioni so’ sempre ppiù basse Una luce s’è accesa nella notte.
Dormi tranquillo popolo itajiano A noi ce sarveranno le mignotte Giuseppe Gioacchino Belli (Roma, 7 settembre 1791 – Roma, 21 dicembre 1863) cosi scriveva nel 1863 Gioacchino Belli divenendo profeta di un'Italia che non ha mai perso il vizio di essere la patria dei furbetti e delle mignotte.
Evviva la mignottocrazia dalle Alpi alle Piramidi dagli antichi romani ai nuovi patrizi italiani "mentre li fessi pagheno le tasse".

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