aDDIO A LELIO LUTTAZZI

INTERVISTA AL CORRIERE DEL PRIMO AGOSTO DEL 2002 Lelio Luttazzi si racconta: «La mia vita, filosofia del nulla «Non mi sentivo attore, né buon musicista.
Il pubblico tv mi ricorda? Solo perché sono sparito» MILANO - È un signore di quasi 80 anni (il prossimo aprile), che non ha perso il garbo e l' autoironia.
È tanto tempo che non si sente parlare di lui, e lui ne è contento.
Perché Lelio Luttazzi, musicista (suoi i testi di «Zebra a pois», «El can de Trieste»), attore, intrattenitore televisivo («Teatro 10», «Studio Uno», «Ieri e oggi»); conduttore radiofonico (indimenticabile l'urlo di presentazione della Hiiit parade), ha scelto l' auto-esilio.
Ora è di nuovo sotto i riflettori - suo malgrado - perché alla Mostra di Venezia, a settembre, verrà proiettata la versione restaurata (realizzata da Mediaset-Cinema Forever e dalla Scuola Nazionale di Cinema-Cineteca Nazionale) del film del 1959 firmato da Michelangelo Antonioni «L' avventura» (protagonisti Monica Vitti, Lea Massari, Gabriele Ferzetti) dove Luttazzi faceva la parte dello sfaccendato.
Fedele al suo attuale personaggio di eremita, Luttazzi non andrà in laguna a prendere applausi.
Addio a Lelio Luttazzi È vero che de «L' avventura» ha sempre capito poco? Ride: «In quel periodo in effetti non capivo bene cosa stessi girando.
Certe scene in cui dovevo guardare fisso in lontananza...
Poi negli anni, l' ho rivisto varie volte e ho capito che era proprio il film per me, che io stesso ho vissuto quella vita.
La filosofia del nulla, una forma di nichilismo: credi di essere innamorato di una donna, poi scompare, ne arriva un' altra e va bene lo stesso.
Va bene tutto, va male tutto».
Un ricordo di allora? «La corte che ho fatto a Lea Massari».
Un ricordo del film? «Fu Monica Vitti, allora compagna di Antonioni, a segnalarmi a lui.
Andavano a caccia di non-attori per pagarli poco.
Ad Antonioni stesso davano pochi soldi.
Ricordo che a metà lavorazione rischiammo di andare tutti a casa perché erano finiti i finanziamenti.
Sono orgoglioso di essere stato io a risolvere la situazione telefonando a un amico che ci aiutò».
Perché non ha continuato la strada del cinema? «Non ho memoria, non ricordo le battute.
Allora ci vollero una ventina di ciak per un risultato accettabile.
Capii che non avrei mai potuto fare l' attore».
Nessun rimpianto dunque? «Nessuno.
Non mi sentivo né un attore, né un musicista all' altezza».
E si buttò nella tv.
«Sì, a "Studio Uno", Falqui mi faceva dire quello che volevo, ma avevo paura di sbagliare».
Si [...]

Leggi tutto l'articolo