ancora madonna solitudine

E mi ricorda il nonsenso di certe parole che franano sotto i miei piedi prima ancora d’esser pronunziate, di più: intenzionate! Su cosa si reggono i mie piedi? Procedo a intuizioni, immagini oscure e fiammanti, brividi nella schiena e qualche tuffo al cuore, lieve e silenzioso più che nel passato, e sempre capace di lacrime Questo emisfericamente sinistro, apollineo teorizzare e valutare, su quale scienza positiva potrò mai fondarlo? Giungo come un anarchico per disillusione, ipersensibile per ferite ripetute, debole di mente-pensante: che ne sarà di me? Ho paura! Non voglio essere recluso in un manicomio di teorie (case tra tolleranza e correzione per deboli Io incalliti); non voglio essere schiacciato e poi tirato fino alla misura giusta (letto di Procuste per nani…) C’è qualche luogo in cui la mia dodecafonia (dodici volte cacofonica?!) possa essere suonata e risuonata assieme? “Quanto ti ho amato e quanto ti amo non lo sai… conta la musicaaaaa!” Forse è più vero: C’è qualcuno cui interessa la mia musica? Ancora più vero: C’è qualcuno che mi ama nella mia musica, che giunge a me e mi ama? E mentre lo scrivo e quindi me lo dico, sento le parole suonare in uno spazio vuoto, a cupola, su una pavimentazione antica, un lastricato, da cattedrale vuota.
C’è qualcunooooooo? Come la goccia di sodio della pubblicità… Non c’è anima viva… c’è qualche anima di morti? E le voci sono fiati di vapore dalla mia bocca verso le 4 direzioni

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