autoritratto

Post 834   Il mio narcisismo è senza limiti.
Celiarne è l’unico modo che mi è dato per tentare di autoassolvermene.
  Da più di un lettore di questo mio blog e di nuovi amici di fb, quanti non hanno la buona o cattiva ventura di conoscermi, mi si chiede di far capire loro, attraverso un abbozzo di autoritratto, come penso, quali sono i miei orientamenti culturali, quale la mia storia intellettuale, perché possano meglio comprendere ed eventualmente discutere quel che vado  periodicamente sui due canali pubblicando.
Curiosità più che giustificata, che intendo soddisfare pubblicando qui un autoritratto presente già sul mio sito, al quale potrei direttamente rimandare, ma complicherei loro l’operazione.
Ed allora ecco quel che scrissi ad una dottoressa brasiliana che un amico mi propose di conoscere (si tratta ormai di una quindicina di anni fa, ma poco o nulla in me è cambiato, se si esclude l’avvento della vecchiezza), una cardiologa separata, cinquantenne, figli grandi, desiderosa di nuove esperienze e disposta a trasferirsi in Italia.
Insomma quell’amico mi voleva riaccasare nella maniera che oggi si usa, attraverso contatti in rete.
Io in quel tempo non avevo ancora preso confidenza con lo strumento, e questo era il primo intoppo.
A ciò s’aggiungeva la difficoltà della lingua: il nostro po’ di inglese, soprattutto il mio, non era certo sufficiente a favorire un colloquio approfondito, e lei ignorava francese e tedesco.
Le proposi così di scrivere in portoghese o, la provocai, in …latino (non si sa mai, pensavo, ricordando un episodio avvenutomi anni prima a Venezia, allorché chiesi a un collega cinese desideroso di conversare con me di parlare in latino: loquerisne latine? buttai lì, ed egli, entusiasta ‘ita’, e così un cinese e un italiano, ventesimo secolo, isola di San Giorgio a Venezia, a lungo conversarono nella lingua di Cicerone, che egli oltretutto e possedeva quasi meglio di me) e io le avrei risposto in latino o in italiano.
Decisi per l’italiano, presi carta e penna e vergai con pennino gotico nella mia calligrafia…d’annunziana la lettera che segue, alla quale sapevo già che non avrei ricevuto risposta: la signora avrebbe preso, come fu, il fugone, felice per lo scampato pericolo.
In verità la mia lettera, scritta nello stile esaltato e pomposo, tra lo scherzoso e il serioso, che è il mio e ormai me lo tengo, tendeva a scoraggiare l’approccio; fine perfettamente riuscito, e a chi dei due sia andata meglio non so.
Dimenticavo di dire che alla lettera era allegata [...]

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