con gli occhi di un serpente

                                                     La normalità ha il pregio di addomesticare la stanchezza alla lotta senza un fine, che di energia ne richiede tanta.
Fin troppa.
Non so da quanto tempo non concedo il mio corpo al sole.
Per farmelo bruciare e senza pensare a nulla se non a questo.
Pare quasi uno stato di grazia.
Il silenzio alla fine riesce a  rendere invisibili.
Nessun moto interiore che crei quel rumore eccessivo da far accorgere qualcuno che io stia al mondo.
Ombra.
Una lieve ombra che non lascia nessuna scia di passaggio.
Nessun frastuono di problema.
Nessuna eco che amplifica i grandi problemi.
Nessuna voce che si confonde con un’altra che finge di ascoltare per imporsi.
Niente di tutto questo.
Solo corpo che si crogiola al sole per portare in ebollizione un profondo che appartiene più di qualsiasi altra cosa perchè non si disperde mai.
Un respiro di vapore che smuove il dentro e volatilizza il fuori dentro confini protetti.
Che di sicuro, come in ogni stagione, anch’io cambio la pelle.
Come i serpenti.
In superficie.
Qualche centimetro più sotto, è tutt’altra storia.
Non si cambia mai e non c’è bisogno neppure di farlo vedere.

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