francescomarotta,Un tempo in cui morire tra le cose

DA  ladimoradeltemposospeso   Un tempo in cui morire tra le cose Di francescomarotta Filippo Ravizza Il turista di Filippo Ravizza non è un semplice osservatore e neppure un testimone, ma un soggetto che attraversa il territorio dell’esistenza, un “attore della luce“, che si apre agli eventi umani e ai paesaggi, colti in attimi che restano nella parola, piccole o grandi rivelazioni che rimandano al mistero dell’essere.
C’è in questi versi una forza oppositiva all’indifferenza del tempo, una volontà tenace di cogliere nella visione il segno della Storia, le tracce di una civiltà comune, una Heimat del cuore e della speranza, mentre incombe la vanità del tutto e l’accerchiamento di una “verità alta e insuperabile / lo sguardo asciutto e folle / che chiamasti il niente“.
La tensione presente nella poesia di Ravizza nasce proprio da questa consapevolezza, dal contrasto tra un desiderio di verità e di appartenenza, che emerge anche nostalgicamente in brevi immagini riferite alla propria giovinezza e ai propri sogni di un più alto destino, e la realtà quotidiana, immersa in un vortice che tutto trascina e cancella… (Mauro Germani) Turista è dunque metafora di un viaggio nella dimenticanza del contemporaneo; nei sensi di una lingua ferita: lingua madre, dell’abitare il mondo; parabola del realizzarsi dell’umano, del suo aprirsi «soggetto / che si invera, enigma dischiuso, parabola».
La lingua è il luogo privilegiato del senso che vince l’indifferenza, del dono dell’abitare entro i confini di un paesaggio costruito, immaginato.
E’ baluardo contro il non senso del mondo, pronto a inghiottire la forma attraverso lo stordimento, l’oblio dell’origine.
Così si apre, il libro: con la denuncia di un rischio, di una perdita: «in tutte le tue città Europa passano / di sera incerti poca luce negli occhi / i tuoi ragazzi, attori dei percorsi / trascinati di vetrina in vetrina, / di bar in bar, nell’aria piena / del sentore dell’alcol / [...] pare l’unico destino rimasto / per loro e per te / in questo nuovo secolo / grigio futuro futuro senza scampo».
Il libro, allora, nei suoi passaggi di senso rapidi e senza sosta, acquista l’andamento di un movimento musicale che avanza col tono alto della parola che proclama, che denuncia, che annuncia.
Questo turista – come spesso capita nella poesia di Filippo Ravizza – è un viaggiatore del tempo, per «portare ancora la salvezza nell’idea / l’idea che dice altri sono stati altri / seguiranno non siamo non siamo soli».
La solitudine [...]

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