intermittenza...

luci intermittenti di un neon difettoso...pareti bianche...appena insultate da fili di ragnatela e polvere...sul tavolo tazzine sporche di innumerevoli caffé...cicche di sigarette dappertutto...una branda con una strana coperta rossa...in un angolo una tv perennemente accesa...quell'odore persistente di sesso e alcool...quella sensazione di stordimento che non lo lasciava mai...lo sguardo ipnotizzato dal neon...spento/acceso/spento/acceso, in pervasivo accordo con le sue cellule cerebrali, non doveva ridursi così...non sempre almeno...era una questione di sopravvivenza...non sarebbe durato a lungo....ma era giocoforza ritornare allo stesso bar...incontrare le solite ombre...incontrare sempre lei...musica, bere, guardarla muoversi, ancheggiare, ballare, era come una macabra danza distruttiva..sapeva di distruggersi, di perdersi, ma d'altronde lui era sempre stato perso, non si era mai ritrovato...e lei lo sapeva bene...lo possedeva...come solo una femmina può possedere un uomo....si divertiva a ucciderlo a consumarlo...a spegnere la sua anima tra lenzuola disfatte e sudore...a pretendere ed ottenere prima il suo piacere...più volte...per poi concederlo a lui...ma solo quando percepiva che la rabbia era ad un passo dalla violenza...questo era il loro gioco...che si ripeteva all'infinito...come una droga...non era sesso, non era amore, era una lotta, feroce, tra l'anima e il corpo...il vincitore...non era l'anima....
sapeva di essere schiavo dei sensi, sapeva di odiarla, disprezzarla, ma ogni sera era al solito bar...e chiedeva la solita birra...la volontà, soggiaceva alla volontà, la sua di sfuggirle, l'altra di averlo, entrambi consapevoli della diversità infinita che li divideva, della glaciale incomuinicabilità, della mancanza di parole, erano solo sguardi, mani che si cercavano, labbra che si fondevano, attratti e respinti in un moto inarrestabile, almeno era quello che vivevano, almeno si sentivano vivi, nel durante, non nel prima, non nel dopo..
decise di seguirla....si nascose e aspettò....dov'era lei quando non era con lui in quella maledetta amata stanza, dove portava i suoi fianchi, le sue gambe, il suo corpo,  i minuti, le ore, erano dense e eterne come una notte insonne, come il gocciolio della doccia rotta da sempre, non sarebbe uscita, sperava che non sarebbe mai uscita dal suo appartamento, ormai era sera e i passanti distratti non potevano non notare quello strano uomo  addossato ad un muro, fumare una dietro l'altra sigarette  e sigarette, ma non importava, era ormai folle, doveva sapere, doveva [...]

Leggi tutto l'articolo