la Rocca del Corvo

Roccascalegna è un piccolo comune dell’Abruzzo, situato in una conca, a metà strada tra il mare Adriatico e il Massiccio del Gran Sasso.
I primi a colonizzare questo angolo d’Abruzzo furono i longobardi, che scelsero Roccascalegna come loro avamposto.
Poi fu la volta di alcuni discendenti di un soldato di ventura germanico, a cui fu donato il feudo per i servigi resi, i quali costruirono un imponente mastio; ma nel 1428 un indegno successore del valoroso soldato perse il titolo ed il feudo, che fu acquistato dai Carafa di Napoli, i che, a loro volta, persero il feudo che fu acquistato per alcune migliaia di scudi dalla famiglia De Corvis di Sulmona e proprio a un loro discendente che si attribuisce un fatto di sangue accaduto nel castello che segnò per sempre la vita di questo tranquillo e ameno angolo del nostro meridione.  Si racconta che nella prima metà del 1600 un certo barone De Corvis fu nominato membro del Senato di Napoli, questo incarico stabiliva che coloro che la ricoprivano dovevano necessariamente rimanere a Napoli.
Il barone, quindi aveva bisogno di denaro per potersi permettere il soggiorno partenopeo e così impose gabelle e balzelli vari a tutti i suoi suddetti, compresi i poveri abitanti di  Roccascalegna, residenza estiva e feudo del De Corvis.
Il barone era molto tirannico e per vessare ancor di più i suoi vassalli, impose loro di venerare un corvo nero come le tenebre e chi si rifiutava di genuflettersi al cospetto di questa creatura della notte veniva arrestato e buttato in un pozzo, dove vi erano delle spade conficcate nel terreno che dilaniavano i corpi dei poveri sventurati.
A causa di questa sue strane ossessioni, il barone fu ribattezzato dal popolo come Corvo de Corvis, ma il Corvo non pago dei vari soprusi decise di imporre la legge dello “ Jus Pimae Noctis” , ovvero “il diritto della prima notte” e quindi chi sposava doveva “ricomprare” la propria moglie in base al pagamento di un tassa stabilita dal signore del castello su canoni che  tutt’oggi ignoriamo e coloro che non potevano riscattare la propria sposa… Appena questa legge divenne operativa il reverendo scomunicò il barone e sobillò la folla a ribellarsi, ma i “bravi” del  signorotto sorpresero il parroco mentre cercava di mettersi in salvo dagli anatemi del nobile, e lo trucidarono proprio ai piedi  del castello.
Oramai il destino del barone era segnato e così un giorno si presentarono dal barone due giovani che volevano sposarsi ma l’uomo non aveva i soldi per ricomprarsi la moglie e così fu [...]

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