la lotta di classe al tempo del signor B.

La pioggia, finalmente! Una pioggia anomala, sciroccosa, che lava le montagne e le abbevera, invece di ricoprirle di neve, com'era naturale accadesse fino a ieri in prossimità del Natale.
Non ci sono più le mezze stagioni e la bella gioventù é altra e diversa, dice la sora Cecia, é vero, e non c'é più neanche la classe operaia, quella che si avvicina al concetto mitico che ci ha consegnato il signor Marx nei suoi libri.
Già, perché quella che ci consegnano le cronache audiovisive, specchiata nell'assemblea di Mirafiori, assomiglia agli spettacoli avvilenti della televisione commerciale dove finti fidanzati vanno a litigare a pagamento per la gioia e il solluchero delle casalinghe/i beati di grandi fratelli e isole dei famosi.
Viviamo nell'era degli specchi, del 'facciamo finta che' e un Karl Marx redivivo avrebbe gravi difficoltà a chiamare alla raccolta i proletari di tutto il mondo dicendo loro che non hanno da perdere altro che le proprie catene.
Malgrado la generale precarietà del lavoro e la globalizzazione del modo di produzione capitalistico i proletari di tutto il mondo hanno da perdere qualcosa da una rivoluzione ipotetica contro i loro padroni: la rata del mutuo, uno straccio di televisione, i regali di Natale, le sfilate del prossimo carnevale, il cinema alla domenica.
La lotta di classe al tempo del signor B.
si rappresenta mordace e furiosa solo quando all'assemblea partecipano le televisioni e così ci si specchia nel reality televisivo che insaporisce l'anonima pietanza di tutti i giorni, casa, fabbrica, ufficio.
In questo ennesimo reality non sembra essere una cosa seria la rabbia contro il contratto che non viene firmato da oltre un anno o la mancata corresponsione del premio aziendale; non così seria da mettere in gioco tutto della propria vita di proletario se sul piatto di uno sciopero ci fosse la chiusura della fabbrica e il licenziamento, come ai bei tempi delle rivoluzioni sognate.
Oggi, invece, ci si lamenta della finanziaria delle tasse, perché quelle che si trasferiscono 'federalisticamente' nelle regioni e nei comuni di appartenenza tolgono il piccolo vantaggio di un abbattimento dell'aliquota Irpef.
Tutto giusto, certo, comprensibile - e sicuramente più degno di rispetto della pretesa sfacciata dei ceti medi evasori di continuare a evadere a man bassa saccheggiando le casse dello Stato - tuttavia resta un fondo amaro in bocca per l'uso improprio di termini come 'lotta di classe' e 'classe operaia'.
Ci piace di più, ci commuove e muove la solidarietà quella che si rappresenta nei [...]

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