la terra sotto i piedi

  Più la terra ci fa sentire provvisori e più cerchiamo di aggrapparci a essa stessa, al suo cemento, alle sue pietre storiche, ai suoi paesaggi! Più la scienza scopre nuove cure che consentono al cuore e ai polmoni di vivere a lungo anche quando il cervello non ragiona più e più noi desideriamo di vivere oltre i 100 anni costi quel che costi.
E poi quelli che sentono sempre tutto nell’aria, quelli che hanno previsto tutto, gli scienziati di tutte le notizie che ribaltano quelle ufficiali, c’è molto traffico ultimamente di questi generi umani.
Io mi sento provvisorio, forse da sempre o perché ho una malattia rara che inizia con la parolina “Sindrome” che tirate le somme non dice un fico secco ci si convive/litiga e basta.
Essere provvisori è cosi insopportabile? In questi momenti si.
Se smettessimo di usare il cemento, le pietre e costruissimo solo case in legno o materiale riciclabile e se educassimo i bambini a spostarsi, a conoscere nuovi luoghi, persone e storie invece di diventare per tutta la vita piantati alle mura della propria casa, non sarebbe più bello? Il provvisorio è un qualcosa di passaggio ed il passaggio ti impone il cambiamento.
E invece no! Pietra, cemento, legami che con il tempo sembrano ritornare infantili, primordiali e rendono chi li vive passivamente attaccati finché la morte non separa.
I terremoti sono violenti perché tolgono la terra sotto i piedi e troppo spesso anche i legami profondi su cui la nostra vita poggia.
Stiamo male per questa provvisorietà che coglie impreparati, restiamo umani.

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