le ombre

Le Ombre  Semplicemente per noncuranza, per il trascorrere del tempo, visto come tempo che passa e basta, scorre, le Ombre avevano ricominciato ad affacciarsi ai confini incerti della Valle.
Dai volti pallidi,  la pelle sottile e grigia come fumo, le Ombre annusarono prima l'aria, poi dal buio puntarono le loro braccia e   gambe e corpi, lunghi e scarni verso la nostra terra e dal loro buio iniziarono a respirare con noi.Alcune  creature delle nostre iniziarono a raccontare di sottili fili di nebbia densa che si intromettevano nel loro sogni più belli, altre lamentarono  veli grigi che scendevano sugli occhi all'improvviso ad offuscare loro la vista e ad obbligarli a fermarsi su  qualsiasi movimento stessero facendo.All'inizio si pensava a una malattia, un disturbo di pochi, d'elite- per dire-  trascurabile come un male di stagione, un raffreddore.All'inizio fu un nulla non pensarci, dire passerà, con la noncuranza e pace a cui si era abituati da tempo.Quando mi giunsero queste voci un brivido arcaico passò in ogni scheggia di pelle di quella che già allora era la mia secca e calva nuca.
Ma non dissi nulla, abituato anch'io al tempo senza sorprese attraverso il quale mi ero trascinato fino ad allora.Avremmo dovuto capirlo- o meglio- dircelo, ammetterlo e riconoscerlo  prima:  le Ombre erano tornate e avevano iniziato a riprodursi nella carne della nostra amata Valle.
 L'abitudine ad una pace quieta e placida come un lago in una serata senza vento aveva portato le Creature di ogni terra a dimenticare il passato, a lasciare che la vita scorresse come il tempo, come se il tempo della pace fosse eterno e nessun imprevisto avrebbe potuto variare le nostre vite.Fu così che trovarono terreno fertile tra di noi, la colpa fu della nostra cecità, potevamo distruggerle con un soffio quando ancora vagavano tra noi guardinghe e fragili, scacciarle con la sola arma delle nostre mani, invece di occultare la loro presenza alle nostre stesse sensazioni, visioni, dubbi.E ora, nel pieno di questa guerra sanguinaria, mi chiedo  soprattutto come noi, gli Atsfaraer, guardiani dei libri della conoscenza, le abbiamo potute occultare persino alla nostra ragione, alla razionalità che tutti hanno sempre stimato in noi e che noi così tanto e per così tanto tempo abbiamo coltivato. L'Aral vicino a me fissa un punto indefinito al di là di me, muto e immobile da molti giorni, e io non so più chi sono ne dove andrò dopo aver chiuso queste pagine.
Le Ombre sono passate anche da questa dimora e da mesi le mia anima e i miei pensieri [...]

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