legge elettorale e politica

 cosa c'è davvero in gioco dietro la battaglia sulla legge elettorale per le europee, nella ricostruzione dei giornali di oggi   La Stampa Il retrosceniista Augusto Minzolini, molto attento al centrodestra, dipinge un Berlusconi deciso a non mollare sull’euro-porcellum e sullo sbarramento al 5% in particolare Sarebbe paradossale, se non assurdo che una maggioranza di governo cambiasse una legge elettorale per farsi del male o per favorire solo gli avversari.
E la battuta uscita ieri dalla bocca di Silvio Berlusconi sulla legge per le europee è un modo per ricordare a tutti gli interlocutori, a cominciare dal Capo dello Stato, che in politica bisogna tenere conto di questo dato.
«Se vogliamo difendere l`Italia e garantire una nostra rappresentanza qualificata in Europa - ha spiegato -, dobbiamo portare lo sbarramento al 5% ed eliminare le preferenze.
Se poi, non sarà possibile, non ci strapperemo i capelli...».
E` uno schema che implicitamente può essere sintetizzato in un aut aut: o si fa una riforma di quel tipo, che valorizza il bipartitismo in entrambi gli schieramenti; o, altrimenti, tanto vale mantenere l`attuale legge senza cambiare nulla.
Nella testa del premier l`unica ipotesi che avrebbe senso, che andrebbe avanti nella logica del bipartitismo che aveva animato la fase politica precedente alle ultime politiche, è proprio il combinato disposto tra uno sbarramento del 5% e l`abolizione delle preferenze.
Una soglia più bassa, diciamo al 4%, infatti favorirebbe Veltroni ma non certo il centro-destra.
Il motivo è semplice.
Il leader del Pd si sbarazzerebbe dei tanti meteoriti che orbitano nel centro-sinistra, ma salvaguarderebbe l`alleato di oggi, Di Pietro, e sulla carta il potenziale alleato di domani, Casini, che è nel cuore anche di D`Alema e Marini, magari mantenendo anche le preferenze, volano indispensabile per acquisire consenso per un partito post-democristiano come l`Udc.
Al Cavaliere, invece la soglia del 4% servirebbe a ben poco: al massimo renderebbe innocua la destra di Storace, ma nulla di più.
Insomma, si tratterebbe di un accordo che avrà pure la benedizione di Giorgio Napolitano, ma che darebbe molto a Veltroni e quasi niente al Cavaliere.
Per cui ieri dentro il centro-destra non hanno dato molto peso alle liturgie istituzionali che parlano di «salvaguardia» del pluralismo o del diritto dei cittadini di scegliere il proprio candidato: nei fatti, non è che se la soglia passa dal 4% al 5% viene meno la democrazia.
Il capogruppo alla camera, Fabrizio Cicchitto lo ha fatto presente, sia [...]

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