lo strappo nel cielo di carta: dall’arte alla vita il passo è breve(tto): brevettate Van Gogh…

Ci sono periodi delle storia dell’arte che fanno accapponare la pelle, solo a pensarci.
Giammai perché furono realizzati capolavori schiantanti: suvvia! Pensate davvero che nei musei le opere d’arte siano solo quelle appese alle pareti? Ho sempre asserito: la vera arte è lo spazio tra un quadro e l’altro.
Lo spazio riempito dalla vita.
E allora trovo commovente lo “spazio-tempo” artistico tra un’opera e l’altra nella Firenze dei primi del Quattrocento: la smorfia di soddisfazione di Ghiberti, neo-vincitore del concorso per la porta nord del Battistero, e di contro, il cipiglio fiero del co-vincitore Brunelleschi, indisposto a condividere l’alloro con l’altro; gli occhi nodosi di Donatello, ancora corruschi dei lampi di polvere antica dalle vestigia romane e delle stille di sudore calcificato di Nanni di Banco nel cantiere di Orsanmichele; e odore di formaggio, uova e frutta, che Donatello lascia cadere a terra, sull’uscio di casa Brunelleschi, quando, appena entrato per desinare con l’amico, ne scorge il Cristo spazioso, arrossendo al pensiero del proprio Cristo contadino; e lo scricchiolio lombare al reverente inchino dei giovani artisti al vecchio maestro Starnina, appena tornato – dicono – dalla terra di Castiglia, e la reazione isterica di Lorenzo Monaco, nel recepirne gli stilemi tardo-gotici; ma già vagiva Masaccio, e Masolino era pensoso… Gestazione del Rinascimento e dell’età moderna.
Un rincorrersi di idee, dibattiti, spunti presi da altri, confronti, ri-usi e ri-adattamenti, copie spudorate ma non becere, perché utili a far circolare i nuovi stili e a solleticare nuove idee.
Stili ed idee non brevettati.
Parigi, 1886-87: “quelle foglie, se non vi fosse altra cosa intorno, avrebbero il loro colore naturale”, dice Pissarro, e Van Gogh, concentrato, s’accarezza la barba; “io non mescolo i colori per le mie tele, li creo per gli occhi del mio osservatore” proclama Seurat, mentre Bernard ridacchia e Van Gogh, confuso, mordicchia la pipa; “voi non siete pittori, fate della chimica, coprite le tele di pulci colorate”, s’adonta Gauguin con i pittori parigini, “ma questo ha cervello”, e indica Cezanne, “e questo è onesto”, e indica Van Gogh.
E Vincent diventa prima apprendista di un Impressionismo non brevettato; poi di un Divisionismo non brevettato; poi di un Cloisonnisme non brevettato.
E poi, alla fine, è solo Vincent Van Gogh.
Un Van Gogh con gli occhi “da beccaio” (Artaud): che sventra le cose, i paesaggi, e mostra la carne ostile dei loro recessi.
E’ [...]

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