marco travaglio

Tutti con Marco Travaglio Pinocchio lo scalatore- Corsera e altro.
Scalate, bugie e video tape: tutti i precedenti del cavaliere di Arcore.
Dalla Edilnord alla proprietà del Giornale, dalla conquista della Standa alla partecipazione in Telepiù: è difficile trovare affermazioni coerenti da parte del premier-imprenditore di Marco Travaglio - l'Unità 11 Agosto 2005 «È un bugiardo sincero».
Soprattutto negli affari.
Dal calcio («Non prenderemo mai Nesta», «Il Milan non acquisterà Gilardino») all'alta finanza.
Comincia molto giovane, a mentire.
Negli anni 70, mentre costruiva Milano2 con l'Edilnord, non risultava in nessuna delle sue aziende e finanziarie.
Tutte intestate a parenti, amici, teste di legno.
Dallo zio Luigi Foscale ai Previti (padre Umberto e figlio Cesare) a una schiera di notai con mogli, casalinghe genovesi, elettricisti baresi e l'immancabile siciliano, parente di Buscetta.
Particolarmente azzeccato l'amministratore della Palina Srl, società di transito usata per far passare 27 miliardi del 1979, di provenienza ignota, alle holding Fininvest: un tale Enrico Porrà, 75 anni, colpito da ictus,che veniva accompagnato in carrozzella a firmare gli atti nei consigli d'amministrazione.
È proprio nel '79 che il neocavalier Silvio riceve la prima visita della Guardia di Finanza all'Edilnord.
«È lei il proprietario?».
«No, sono un semplice consulente esterno per la progettazione e direzione lavori di Milano2».
In realtà è il proprietario unico della società, intestata a Umberto Previti.
I militari bevono tutto e chiudono l'ispezione in meno di un mese con una relazione tutta rose e fiori, nonostante le anomalie valutarie riscontrate.
Uno dei graduati, colonnello Salvatore Gallo, risulterà nelle liste P2.
L'altro, capitano Massimo Maria Berruti, getterà l'uniforme un mese dopo per diventare avvocato e andare a lavorare in Fininvest.
Condannato per i depistaggi delle indagini sulle mazzette alla Guardia di Finanza, ora è deputato di Forza Italia.
Nel 1990, grazie ai buoni uffici del Caf, viene approvata la legge Mammì: Berlusconi potrà tenersi tutt'e tre le tv in cambio della rinuncia al "Giornale" e alla pay tv (di cui può conservare soltanto il 10%).
Ma lui aggira anche quella.
Intesta il "Giornale" al fratello Paolo.
E per Telepiù trova una corte d'imprenditori amici che rilevano il 90% delle sue quote.
Una cessione fittizia - secondo i pm di Milano e Roma - con capitali berlusconiani.
Il Cavaliere, divenuto premier, smentisce sdegnato: «Fininvest ha solo il 10% di Telepiù» (29-7-94).
Ma [...]

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