messaggio unificato al popolo del tango

  Messaggio a reti unificate al 'popolo del tango'   L'altra sera, cari compagni e compagne (lungi da me ogni attribuzione di valore 'politico' alla definizione), mi è capitato di 'stare alla finestra' di una delle tante (troppe?) milonghe che impazzano tutto lungo la nostra città.
Appeso a un obelisco, nascosto tra i molti turisti generosi di applausi (basta la città a stupirli, il resto è grasso che cola), vi ho guardato ballare sul far della sera - chiedendomi melanconico (memore di quanto mi confessava sconsolato un mio caro amico in privato qualche tempo fa ): ma ballerò mica anch'io così? Dai troppi neofiti ci guardi iddio, che dai maestri di tango autoproclamati mi guardo io.
Capisco che siete un po' tutti 'fatti di tango' (ci si fa di qualsiasi cosa ormai perfino della musica, ahinoi, ogni umana barriera sta per essere abolita); capisco che per alcuni di voi sia un appagante modo di relazione umana e con l'altro sesso, ma mi è caro ricordarvi che l'eleganza del ballo in questione e la sua complessità esigerebbero un po' di cautela nel lanciarsi in pubblica milonga sotto gli occhi di tutti.
Ne va della rinomanza delle scuole che vi hanno tenuto a battesimo, che diamine, oltrechè della fama che siete tenuti a lassare negli anni e i secoli a venire!   Un tempo si usava dire, nelle buone famiglie che approdavano al benessere colla vespa e le rate della lavatrice e del frigo, 'non facciamoci riconoscere'.
Ecco, è questo che ho in animo di raccomandare a voi tutti: aspettate un po' prima di misurare i passi in pubblico, provate e riprovate davanti allo specchio, date un'occhiata all'insieme dei giri e degli 'ocho' che vi hanno insegnato i bravi maestri (una quantità in crescita esponenziale -se sono argentini poi!), verificate gli abbracci e le posture di ognuno e tutti: potreste accorgervi che una miglioratina si può ancora dare, che certe apparizioni lievemente anchilosate si possono evitare, che presentare il nostro aspetto migliore a chi ci guarda è una buona cosa, da raccomandarsi e da predicare erga omnes, anche se vi terrà per altri sei mesi-un anno lontano dalle milonghe (e più vicini alle scuole).
Insomma, cari i miei emuli e compagni di serate sotto alle stelle, la disciplina che abbiamo scelto è disciplina delle più serie e onerose.
Esige sacrifici e studio e obbligo di frequenza – e anche qualche esame di fine corso con rilascio di diplomi non sarebbe male, salvo raccomandazione di aspettare ancora un po' prima delle agognate esibizioni.
Non vi chiedo di fare come me, che mi sono [...]

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