morire da italiani

La frase é stata detta, é registrata su video, é un fatto e si discute, morire da italiano dovrebbe fare la differenza dal morire da americano, iracheno, israeliano, palestinese? E averlo detto nel momento supremo, provando a gettar via la kefiah che nasconde agli occhi spaventati la mano assassina, é da eroe? Morire é un'angoscia profonda, l'abisso del buio, l'improvviso, acutissimo dolore che spalanca le porte del mondo dei morti che ci impaura, l'Ade delle ombre silenti, il gemito della non vita dove Achille, l'impavido l'eroe, dice a Ulisse che é meglio trascinare una vita di stenti nel fulgore della luce che aggirarsi colà in un eterno sussurro di apparenze dubitose.
Morire da italiani davvero non fa la differenza, non l'ha fatta a Cefalonia coi tedeschi assassini che presentivano la sconfitta, non la fa in Iraq per mano di nazionalisti islamici esasperati per l'occupazione americana e alleata.
Ma Quattrocchi ha sollevato il velo della storia con quella sua frase che esorcizzava lo spavento del morire, ci ha ricordato l'inadeguatezza nostra di guerrieri, la batosta della campagna di Grecia, il disprezzo dei soldati teutoni intervenuti a salvarci, dobbiamo andare più in là nel tempo per ritrovare le canzoni felici della patria in armi e degli eroici fanti: la linea del Piave, Vittorio Veneto, la truppe austriache che risalivano umiliate quei passi montani che avevano varcato con iattanza di vincitori.
Morire da ostaggio inerme é il peggiore degli eventi che possano capitare a nato da ventre di donna: non c'é senso del morire che ci conforti in quei frangenti semmai un senso si sia dato; chi per la patria muor vissuto é assai si diceva, ma Quattrocchi non era laggiù per un'idea di patria, bensì per la pagnotta, un ingaggio ben retribuito che avrebbe consentito il matrimonio e la casetta in campagna, é morto da italiano, é un pleonasmo, un esorcismo per il povero Quattrocchi, l'improvvisa folgorazione di una mancanza di senso di quella sua vita che un assassino stava per spegnere, poi la caduta in avanti, il rantolo sul limitare della fossa che gli avevano scavato.

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