non interrompiamo un'emozione

L'abbiamo conosciuto così, noi del grande pubblico, come l'uomo che osò lanciare la sfida alle televisioni commerciali e alla rai che vi si accodava con grande piacere dei suoi capocontabili.
'Non si interrompe un emozione.' disse con semplicità a proposito degli spots pubblicitari nei films in tivù e parve a tutti una cosa semplice e sensata.
Come per tutte le cose semplici e sensate in questo paese non se ne fece nulla.
Le emozioni continuano ad essere interrotte barbaramente in tivù, salvo in tardissima serata e solo per i films consegnati all'Olimpo dei cineforums.
Domani Walter Veltroni varcherà il Rubicone della sua storia privata e si candiderà alla guida del neonato partito democratico, così consegnadoci l'emozione di una speranza fragile: la politica che si rinnova, qualcosa di nuovo sul fronte occidentale.
Come ci riuscirà? Fatico a mettermi nei suoi panni perchè non ho risposte ai problemi di un paese stremato dalla guerra intestina tra Hutu e Tutsi, un paese di ribellismo diffuso, di drammi sociali cronicizzati e irranciditi, dove qualsiasi indicazione di fattibilità viene osteggiata, sbeffeggiata, combattuta con l'arma atomica prima ancora di verificare se può produrre un risultato di convivenza e di civiltà tra classi sociali diverse.
Il mito dell'uomo della provvidenza è crollato giù dal piedestallo e giace da tempo nella polvere, abbiamo bruciato ogni nome e ogni schieramento politico riformista di destra, sinistra e centro dalle sponde infide e irresponsabili dell'antipolitica sbeffeggiante (mi prendo la mia parte di responsabilità in questo).
Nessun gigante è alle viste che sappia traghettarci, come il santo della leggenda, sull'altra sponda, quella della normalità sociale e politica dell'Europa transalpina.
E lui, il buon Walter, come ci riuscirà? Lo diremo santo subito, se troverà le parole che placano, quietano, sedano, stupiscono, incantano la platea dei sostenitori e degli oppositori, ognuno dalla sua sponda, naturalmente, ma tutti sulla stessa isola-Italia che attende di farsi penisola, di attaccarsi per davvero all'Europa, alle regole comuni e condivise di una civiltà democratica che produce ricchezza, solidarietà quel tanto che basta, capacità decisionale anche forte quando serve e contro chi la merita.
Sarà il discorso sullo Stato dell'Unione, il suo, unione tra nord e sud dell'Italia e del mondo.
Diamo una chance alla speranza di ognuno e tutti: ascoltiamolo con attenzione, aprendo un piccolo varco nello spesso callo mentale del nostro cinismo.
Sospendiamo il giudizio [...]

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