piccole luci...

Quando la notte allungava il passo, e le coltri diventavano pesante velluto.
Una piccola luce brillava, era una luce tenue leggera e luminosa, ma così piccola che bisognava allungare il collo per vederla ma io la vedevo.
Riuscivo fra le pieghe pesanti delle ciglia annacquate a guardare quel bagliore evanescente e allora il silenzio si riempiva di magici canti.
Quel silenzio di morte profondo e infinito diveniva sinfonia d’orchestra sopraffina.
E quando l’ombra sul bianco soffitto diventava ombra a due teste bastava guardare quel bagliore e tutto svaniva.
Non più corpo a contenere l’anima, non più mente a contenere pensieri solo musiche e suoni silenziosi e calmi, silenzio e luce.
Quel bagliore era l’ombra di un fiore, come un piccolo sogno coltivato fra le aride zolle del cuore, una tenue speranza di vita nel deserto assonnato di una notte senza fine.
Ma ora, stanotte mentre le coltri sono di piombo pesante e le ciglia contengono lacrime mai più piante, stanotte mi chiedo se ne è valsa la pena.
A cosa sia servito credere che quella luce potesse bastare se stanotte scopro di quanto fredde siano queste coltri e di quanto vuoto sia pieno questo buio nero e silenzioso, stasera che avrei bisogno di mille urla mi chiedo se vale ancora la pena provare a credere che alla fine quella piccola luce illuminerà il mio sogno.
Sono arrabbiata incazzata e furiosa, conto me stessa e contro la vita e non vedo che buio.
Pure quella piccola luce è sparita.

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