sfatiamo 5 luoghi comuni su GAZA

Vedere come i canali televisivi arabi e quelli occidentali hanno coperto gli avvenimenti è come affacciarsi a due mondi differenti.
Influenzati dalla corrente d’opinione promossa dall'amministrazione di Washington, vicina ad Israele, i media europei e statunitensi hanno assunto mezze verità come fatti, ignorando la situazione complessiva della Striscia e molti dei recenti avvenimenti politici imprescindibili per capire che cosa sta accadendo.
Per comprendere il massiccio movimento di solidarietà che si sta vivendo nei paesi musulmani verso Gaza è necessario contestualizzare i fatti e smontare alcuni dei luoghi comuni.
Questi sono alcuni esempi.
CLICCA SU (CONTINUA....) PER LEGGERE TUTTO L'ARTICOLO  clicca sulla cartina di GAZA per ingrandirla Primo luogo comune: “Hamas prese il potere con la forza nel 2007” In realtà, il Movimento di Resistenza Islamica arrivò al potere nel gennaio del 2006 dopo aver ottenuto l’appoggio del 65% dei palestinesi nelle elezioni celebrate allora, in una massiccia vittoria che fu sorprendente dentro e fuori i territori occupati.
La supervisione internazionale riferì che non si erano prodotte irregolarità, ma il Quartetto (USA, UE, Russia e ONU), congelò i suoi aiuti ai palestinesi con il voluto obiettivo di obbligare Hamas a rinunciare alla violenza e indebolire il gruppo.
Da parte sua, Israele diede inizio ad una dura strategia di isolamento iniziata trattenendo i fondi che riscuote in nome delle autorità palestinesi a titolo di imposta, circa 40 milioni di euro vitali per la sopravvivenza dei Territori.
Inoltre, i soldati israeliani arrestarono la maggior parte dei deputati islamisti nella Cisgiordania e a Gerusalemme Est, fermando il Parlamento palestinese che rimase sprovvisto del “quorum” per poter lavorare.
Il confronto storico tra la fazione Al Fatah, sconfitta alle urne, e Hamas si aggravò più che mai, ma un sottile intervento internazionale ottenne che si passasse delle parole alle armi.
Secondo un'indagine della rivista “Vanity Fair” fondata su documenti confidenziali autenticati da fonti nordamericane, "si ebbe un'iniziativa nascosta approvata da Bush ed organizzata dalla segretaria di Stato Condoleezza Rice e dal vice consigliere per la Sicurezza nazionale, Elliott Abrams, per provocare una guerra civile palestinese".
Il piano consisteva nell’appoggiare le forze dirette da [Mohamed] Dahlan e dotarle di un nuovo armamento fornito su richiesta nordamericana per dare a Fatah la forza necessaria per eliminare dal potere il governo democraticamente eletto [...]

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