simona Aiuti racconta quella volta ke Sasha e Damian.....

Damian era stanco, là fuori il mondo a volte era duro, cattivo, e quella sera non vedeva l’ora di rincasare, tornare e chiudere ogni cosa fuori dalla porta di casa.
Era buio, faceva caldo, molto, e il tempo pareva dilatato, così come lo sembravano i pensieri, tagliati da fendenti blandi, come potevano esserlo le pale del ventilatore.
Mostri, folletti maligni, streghe avide e meretrici fameliche bugiarde e ingannatrici aleggiavano negli incubi di Damian e lui avrebbe voluto cancellare con un colpo di spugna ogni cosa.
Ma dov’era Sasha? Quello strano senso di solitudine appiccicosa lo stava avvolgendo, non voleva la compagnia di “chiunque”, ciò lo spaventava, detestava avere attorno persone infide, e in quel momento avrebbe voluto dormire, ma non ci riusciva e ogni suono, e ancor più i pensieri lo disturbavano e lo agitavano.
Poi un rumore di passi felpati e la chiave nella serratura lo rassicurarono: non era solo! A volte l’angoscia di non vederla, di non sentirla, di non respirarla lo spaventava.
Sasha si muoveva portandosi in giro per la casa un piacevole odore: sapeva di buono, di biscotti appena sfornati, di una calda colazione la domenica mattina, di pane fresco e profumato e il suo bacio era dolce, corposo, morbido, rassicurante, così come lo era il suo abbraccio, e proprio là, in quell’abbraccio, Damian sapeva che non gli sarebbe potuto accadere nulla di male.
Lei lo baciò, accarezzando tutto il suo corpo.
Prese l’olio di mandorle e iniziò a percorrere con le sue piccole e leggere mani ogni angolo di lui, rilassandolo, massaggiando ogni muscolo, ogni piega, accompagnando ogni attimo con la morbidezza dei suoi baci.
Damian sentiva come un caldo vento che lo stava avvolgendo, e conosceva e riconosceva ripercorrendolo, il codice binario della sua storia di uomo e si riconosceva, si sentiva forte e sicuro.
Gemeva sotto le mani di lei, sentiva Sasha insinuarsi nella sua intimità, scendere e la sua lingua calda indugiare, le labbra e la bocca turgida schioccare e mordicchiare il suo cazzo sempre più duro e pulsante.
Lei scendeva, insinuava ovunque le sue dita, lo succhiava avidamente, lo sentiva gemere e volerne ancora, allora eccitatissima s’infilò due dita dentro, le tirò fuori luccicanti e le mise sulle labbra di lui che le succhiò avidamente chiedendone ancora, e Sasha gli offriva tutto il succo del frutto che era la sua fika,  e intanto continuava a morderlo, succhiarlo e stringerlo padrona del piacere di lui.
Poi gli fu sopra, e lo sentì caldo e duro dentro, iniziando così ad [...]

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