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Casilino 900 è l'indirizzo di uno dei capi rom più antichi di Roma, un accampamento di baracche nato negli anni '60 quando i primi migranti calabresi e pugliesi arrivarono a Roma per cercare di dare un futuro migliore alle loro famiglie.
Costruite interamente con materiali di recupero, le baracche del campo assomigliano a tutti gli effetti a piccole villette con tanto di balcone e veranda.
Un vero e proprio villaggio dove le case hanno un numero civico, un cortile e spesso una palizzata per distinguere le zone comuni da quelle private di ciascuna famiglia.
Di itinerante il Casilino 900 oggi non ha davvero nulla, tanto è vero che i bambini nati 20 anni fa nelle baracche, oggi sono genitori e a loro volta costruiscono nuove case per la numerosa prole.
Più che itinerante oggi il Casilino 900 si potrebbe definire “precario”.
Precario nelle strutture, precario nei servizi e persino nella possibilità di esistere.  Lo slogan elettorale lanciato del candidato sindaco Francesco Rutelli che promette di sgomberare l'antico accampamento, ha gettato nuove ombre su un futuro già incerto.
Le paure degli abitanti infatti hanno origini molto concrete.
Ma facciamo un passo indietro.
Lo scorso 11 marzo il Nucleo Radio Mobile dei Carabinieri effettua un bliz nel campo.
Risultato dell'operazione: 24 persone fermate e distacco immediato degli allacci alla centralina Acea che riforniva, le oltre mille persone presenti, dell'energia elettrica necessaria all'illuminazione e al riscaldamento delle baracche.
Il 12 marzo, nel corso di una riunione con le istituzioni del VII Municipio è stato reso noto agli abitanti che, a breve, il campo sarà sgomberato e le famiglie trasferite al di fuori del Grande Raccordo Anulare in un luogo ancora non definito.
La notizia da allora corre di bocca in bocca tra la gente che non trova pace al pensiero di perdere tutto in pochi giorni, e i più spaventati sono gli adulti.
Oggettivamente però chi rischia di subire i maggiori danni in conseguenza dello sradicamento, sono gli oltre 220 bambini che frequentano le scuole quartiere e che nella nuova sede dovrebbero ricominciare a relazionarsi con insegnanti e compagni con le relative ben note difficoltà d'integrazione.  A proposito delle difficoltà imposte da un nuovo adattamento, due giovani ragazze iscritte alla scuola per badanti commentano così: «I nostri compagni di classe non vorrebbero che ci mandassero via perché tengono a noi...
e noi a loro.
In una casa andremmo volentieri...
sì, ma in un posto dove ci sono altri nomadi ci sarebbero più [...]

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