teste tagliate e carrozzine giù dalle gradinate

  Ogni rivoluzione ha le sue caratteristiche storiche.
Questa che attraversiamo è curiosa: niente piazze in rivolta sanguinosa e picche e bastiglie e teste tagliate e corazzate sul fiume e carrozzelle che cadono giù dalle gradinate.
Niente.
Solo uno sciopero dei consumi, - neanche proclamato come parola d'ordine, bensì attuato in proprio, nella solitudine del proprio stato sociale e di famiglia che si fa i conti in tasca e decide di tagliare qua e là, dove si può.
  Un calo della domanda, lo chiamano gli economisti e li spaventa più di una piazza in rivolta, più di una ghigliottina eretta sotto ai palazzi del potere.
Che buffo.
Falliscono le banche che truffavano i risparmiatori coi titoli-spazzatura, vanno diserte le aste giudiziarie -pur convenientissime- dove si vendono le case rubate a chi il mutuo non riusciva più a pagarlo e fabbriche non più produttive mandano a spasso i lavoratori dipendenti: una rivoluzione atipica, oggettiva.
Per quella soggettiva -che organizza i soggetti e gli dà volti e parole d'ordine e li guida all'assalto dei palazzi d'inverno- sembra non ci sia più 'luogo a procedere', salvo che in Thailandia dove il puzzone di cui si contesta il malaffare assomiglia tanto un Tale di nostra conoscenza molto amato dai suoi tristi elettori per le sue gags e giocosità e carinerie e ministre di governo esemplari per le 'pari opportunità' che additano alle generazioni future.
  Davvero viviamo in tempi nuovi e diversi e non è la fame vera e propria (quella delle siccità africane e degli stenti) a muovere l'esercito dei diseredati in guerra verso le trincee della ricchezza, bensì l'inquieto tarlo nascosto in un benessere diffuso e globale che si teme di perdere per gli eventi incontrollabili di un'economia caotica.
Sono le rivoluzioni del terzo millennio -che magari finiranno in un bicchier d'acqua dopo un anno di sù e giù delle borse e qualche fabbrica chiusa, ma presto riaperta per l'improvviso stormir delle foglie di una vigorosa ripresa economica.
  Confesso che un po' di nostalgia per le sane, robuste, rivoluzioni d'antan ce l'ho: così chiare nei loro momenti di partenza e straordinarie in quelli di arrivo: i diritti dell'uomo e del cittadino e le ardite proclamazioni di paradisi 'comunistici' - pazienza se utopici e di difficile raggiungimento.
  Erano luoghi storici (quelle rivoluzioni) che confortavano la mente perchè assomigliavano e si equiparavano in qualche modo a quello che esclamavano spesso i nostri vecchi: 'Eh, ma se c'è una Giustizia...!' I nostri vecchi la pensavano in [...]

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