un natale diverso 16 finale e tanti auguri a tutti!

(Giovanna).
Sussurro il nome del cugino, avvicinandomi al parcheggio, non mi ricordavo fosse così lontano dalla casa, e poi con il freddo e la neve ogni passo è anche più difficoltoso, non vedo più movimenti al buio poco rischiarato dalla luna, non sento risposte.
Sento dei movimenti di fianco ad una macchina, si alza una figura, vedo il viso, più basso e con i capelli lunghi, non è mio cugino, Cristo! Si fa avanti con fare minaccioso, con uno scatto scampo alla presa mi volto e corro verso la casa, urlo, spero mi sentano, sento anche altri passi e parole alle mie spalle, sono in due.
Urlo ancora, mi bloccano la strada dividendosi e accerchiandomi, standomi ai lati e portandomi nella direzione che vogliono loro, non mi volto mai, non guardo mai dove sono, ma vedo le loro sagome, sento i loro passi e quello che si dicono, anche se non capisco, ma posso ben intendere.
Non ho più fiato per urlare, spero qualcuno si sia svegliato per controllare, ho fiato solo per correre, veloce come non mai nella mia vita, sento il sudore sotto il giubbotto, sulla mia pelle nuda, anche se sono in mezzo alla neve, mi fa male il seno per il troppo sballonzolare.
Mi hanno condotto verso i campi, non ci voleva.
Mi infilo dentro una fila dei vigneti, passo fra i rami secchi dal freddo delle uve che ancora devono arrivare, cerco di far perdere le mie tracce, li distanzio un po', non è abbastanza, sono sempre più lontana dalla casa, qui non mi sentiranno mai, devo pensare a qualcosa, in fretta.
Mi denudo, appendo a media altezza il giubbotto e ci metto sotto gli stivali, come se mi fossi maldestramente rannicchiata, poi senza lasciare troppe impronte mi nascondo dietro un muricciolo lì vicino, ho ansia e fiatone, tanta paura.
Appoggiando le mani trovo un bastone, sono ancora sudata per la corsa, mi prenderò un malanno, se ne esco viva.
Vedo che si avvicina, si avventa sul giubbotto pensando di avermi presa alla sprovvista, quando si accorge che è vuoto rimane sorpreso, esco con il bastone in mano, si volta e mi vede, lo colpisco con tutte le mie forze in testa.
Cade a terra senza sensi.
Non ho il tempo di far nulla che sopraggiunge, scappo dalle sue grinfie e corro nuda sulla neve, si ferma un secondo a sincerarsi delle condizioni del complice, questo mi da un piccolo vantaggio.
Ma non si rivela essere abbastanza, sta recuperando velocemente.
Sono sul vialetto di mattonelle sotto il portico, non c'è neve, quasi scivolo, forse anche dalla paura me la faccio sotto, mi scappa e faccio la pipì correndo e mi fermo, facendo una piccola [...]

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