walter Veltroni una maggioranza silenziosa e stanca

CORRIERE DELLA SERA INTERVISTA A VELTRONI "C'è una maggioranza silenziosa e stanca" «L'invito a contestualizzare le bestemmie di Berlusconi segna la crisi terribile della Chiesa» Walter Veltroni (Emblema) ROMA - «Siamo stati gli italiani che andavano a Firenze per salvare le persone e i libri dall'alluvione.
Era l'Italia dei ragazzi del 1966, in fondo figli dei ragazzi del 1945.
Eravamo un paese generoso, altruista, solidale.
Oggi siamo il paese di quelli che si fanno fotografare ad Avetrana davanti alla casa dov'è stata assassinata una ragazza di quindici anni, o di quelli che si scansano di fronte a una donna colpita a morte nella metropolitana di Roma.
È accaduto sul serio questo passaggio? O questo passaggio è nel racconto dell'Italia? Il paese si è trasformato davvero, o si è trasformato il modo in cui viene descritto, narrato, in cui si selezionano le cose importanti?».
Secondo lei, Walter Veltroni? «Non ci si può stupire se oggi l'Italia, con i suoi efferati fatti di cronaca o con la povertà del suo dibattito politico, mostra un volto che a ciascuno di noi dà ansia e amarezza.
Alla domanda "si può vivere senza valori?" lo spirito del tempo ha risposto sì.
Invece non è vero.
Non si può vivere senza valori.
E non mi rassegnerò mai all'idea che gli unici valori per un paese come il nostro fossero quelli racchiusi nelle ideologie del Novecento.
Un paese senza valori è un campione senza valore: una scatola vuota, un guscio di anime sostanzialmente finite, un mondo di passioni tristi, una competizione senza regole.
Ed è questo che si è voluto.
In tutti questi anni si è fatto un genocidio dei valori.
Si è animato, per pure ragioni quantitative – i voti, l'auditel –, un paese dominato dalla paura.
C'è un bellissimo libretto di Andrea Kerbarker, dedicato alle finte minacce con le quali abbiamo convissuto in questo passaggio di secolo.
La vita di tutti noi è dominata dalla paura.
Paura di qualsiasi cosa.
Paura di malattie misteriose: talvolta riaffiorano persino pesti millenarie dal profondo della storia.
Paura della tecnologia.
Dello sviluppo.
Della crescita.
Soprattutto, paura dell'altro.
Quell'altro che, quando lo vediamo in televisione, racconto del mondo globalizzato, ci fa sentire onnipotenti, ma quando si materializza davanti a noi ci spinge a considerarlo un pericolo».
La paura non è causata anche dalla crisi mondiale? «Certo, la paura è figlia anche dell'insicurezza sociale, di un mondo senza garanzie, di ragazzi che crescono avendo timore del futuro e non voglia di futuro.
Forse per [...]

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