'Pace' e 'Capaci'

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Salemi
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Salemi

La scheda:

“La pace è un sogno, può diventare realtà … Ma per costruirla bisogna essere capaci di sognare.”  (Nelson Mandela)

“La pace è un sogno, può diventare realtà … Ma per costruirla bisogna essere capaci di sognare.” (Nelson Mandela)

  …. È possibile sapere quando comincia la guerra, ma quando comincia la vigilia della guerra? Se ci fossero regole, bisognerebbe trasmetterle. Inciderle nella terracotta, nella pietra tramandarle… Christa Wolf, da  “Cassandra”   mi risuonano nel cuore questi versi di Christa Wolf, mentre sento, in uno dei tanti reportage sull’ennesima guerra, sull’ennesima strage, sull’ennesimo genocidio non dichiarato ma praticato, le parole “mai più”… ecco, vorrei [...]

NON SIAMO CAPACI DI IMPORRE LA PACE

Un’ora di lezione può sempre essere un incontro che può lasciare il segno. Quando lo stile del professore trasforma miracolosamente i libri in corpi INTERESSANTI, l’alunno non è più una testa vuota da riempire, ma si trasforma in un amante che desidera sapere.  Questa è la luce della scuola», ha concluso Recalcati.

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«L’anima grigia, quella della burocrazia, dove tutti i giorni sembrano uguali e spegne gli entusiasmi negli insegnanti e anche negli studenti.  Ma c’è anche l’anima luminosa. Ogni volta che un insegnante entra in classe, infatti, porta con sé la possibilità della luce.

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 Solo in questo modo è possibile raggiungere l'obiettivo di un "buona scuola inclusiva"». Una scuola che non è sempre buona. Lo psicoanalista e scrittore Massimo Recalcati, nel suo intervento, ha presentato le «due anime» della scuola: L’anima grigia E l’anima luminosa.

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 Dario Ianes, cofondatore delle Edizioni Centro Studi Erickson, ha tracciato la strada verso «una scuola realmente inclusiva, che sappia valorizzare tutte le differenze, di tutti gli alunni».  «Una scuola - ha proseguito - contraddistinta dall'equità e da competenze diffuse a tutti gli insegnanti, quindi non relegate solamente a quelli di sostegno. 

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Mostrano che quello che è successo a loro, può succedere anche a noi. Rende visibile e trasparente la fragilità della nostra condizione.  Non sappiamo cosa aspettarci dal futuro e siamo quindi timorosi e impauriti.  Consideriamo gli stranieri “messaggeri di cattive notizie”, come diceva Brecht, e per questo scarichiamo su di loro tutte le colpe».   

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Ma perché gli stranieri rappresentano, ai giorni nostri, il bersaglio perfetto delle nostre ansie e paure? «Le persone che vediamo nelle stazioni e nelle periferie delle città simboleggiano l’incertezza del nostro tempo.

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«Credo che gli insegnanti – ha proseguito il sociologo che ha teorizzato il concetto di società liquida - dovrebbero essere coinvolti in un processo grazie al quale rendere più ospitale per queste persone la realtà nelle scuole e nelle città».    

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Ci vuole certamente molto tempo, non ci sono scorciatoie, ma questa composizione mista può generare qualcosa di fortemente creativo».       Insomma, l’onda della globalizzazione sbatte sulla porta delle case e delle classi, con conseguenze che vanno affrontate. 

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«Gli insegnanti, ad esempio, devono trovare il modo di affrontare classi sempre più miste dal punto di vista culturale, linguistico, religioso.        Una miscela che devono cercare di trasformare in opportunità di crescita e integrazione. 

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E alla radice di tutto c’è la globalizzazione, che sta causando la fuga di milioni di persone – soprattutto in Africa e Medio Oriente -  dai loro Paesi d’origine, dove non hanno più un posto dove stare».     Questi problemi, ha sottolineato Bauman, sono «questioni globali» sulle quali però devono trovare «soluzioni a livello locale». 

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Il sociologo Zygmunt Bauman si è concentrato su un aspetto strettamente attuale: l'educazione al tempo delle migrazioni.     «Stiamo vivendo un’ondata di immigrazione verso l’Europa senza precedenti.      

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L’insegnante invece deve essere assolutamente buono in classe, per favorire la libertà dell’apprendimento», aspetti che non sempre avvengono in una scuola che spesso è eccessivamente legata a schemi predefiniti.    

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Per trovare un posto dove ricominciare», ha concluso Ammaniti. Il maestro Camillo Bortolato, inventore del Metodo Analogico, ha parlato della libertà nell’apprendimento.   «Il bambino – ha detto – è libero di imparare, ma anche di non imparare. 

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Quello di Anna, infatti, «è un viaggio di speranza e fiducia in cui una ragazzina cerca di lasciare un mondo devastato per raggiungerne un altro, credendo disperatamente nella vita e nelle possibilità che ci possono essere dall’altra parte.

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Il libro è un elogio all’importanza della cultura come ancora di salvezza, un inno alla speranza che un altro mondo sia possibile, che ci sia la possibilità di una nuova vita da qualche parte. 

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Lo scrittore Niccolò Ammaniti, autore del romanzo Anna, ha parlato del libro nel quale si racconta un mondo «in cui le regole si rompono e ci sono solo bambini e ragazzi, perché credo che gli adolescenti possano stupire e raccontare e capire il mondo come nessun’altro».

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«Non bastano più le ideologie politiche né le dottrine religiose. Dobbiamo essere capaci di capire che viviamo in un sistema aperto, che necessita di un pensiero aperto.   E per farlo serve un’educazione che sia humanitas», contraddistinta quindi da ideali liberi da pregiudizi di etnia, religione e cultura.

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Perché un essere umano possa essere un elemento positivo nel nostro sistema, dev’essere educato». Educazione che è frutto di mente e cuore. «Unione di  logos e caos, ovvero ordine e creatività».   Il teologo poi si è chiesto come possiamo tornare a dare al nostro tempo desolato un pensiero costruttivo e orientativo.

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In questo esercizio è fondamentale l’educazione, ha sottolineato Mancuso. «Il lavoro educativo è decisivo, essenziale, il pilastro su cui si fonda la civiltà umana.   Più un sistema politico è avveduto, più investe in educazione e cultura. 

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