Bernardo Provenzano

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Bernardo Provenzano

La scheda: Bernardo Provenzano

Bernardo Provenzano, detto Binnu u' Tratturi (Bernardo il trattore, per la violenza con cui falciava le vite dei suoi nemici), Zu Binnu (Zio Binnu) e Il ragioniere (Corleone, 31 gennaio 1933 – Milano, 13 luglio 2016), è stato un mafioso italiano, membro di Cosa nostra e considerato il capo dell'organizzazione a partire dal 1995 fino al suo arresto, avvenuto nel 2006. Arrestato l'11 aprile 2006 in una masseria a Corleone, era ricercato da oltre quarant'anni, dal 10 settembre 1963. In precedenza era già stato condannato in contumacia a tre ergastoli e aveva altri procedimenti penali in corso.


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EVENTI: Bernardo Provenzano

Tra il 2000 e il 2009 il figlio Angelo è stato più di una volta sotto inchiesta per mafia, ma tutte si sono concluse senza alcuno sviluppo giudiziario.

Il 19 marzo 2011 venne confermata la notizia che Bernardo Provenzano era affetto da un cancro alla vescica.

Nel 1954 venne chiamato per il servizio militare ma venne dichiarato "non idoneo" e quindi riformato.

Il 6 settembre 1958 Provenzano partecipò a un conflitto a fuoco contro i mafiosi avversari Marco Marino, Giovanni Marino e Pietro Maiuri, in cui rimase ferito alla testa e arrestato dai Carabinieri, che lo denunciarono anche per furto di bestiame e formaggio, macellazione clandestina e associazione per delinquere.

Nel 1969 venne assolto in contumacia per insufficienza di prove nel processo svoltosi a Bari per gli omicidi avvenuti a Corleone a partire dal 1958.

Il 23 maggio 2013 la trasmissione televisiva Servizio pubblico mandò in onda un video che ritrae Provenzano nel carcere di Parma durante un colloquio con la compagna e il figlio minore, il 15 dicembre 2012.

Il 24 luglio 2012 la Procura di Palermo, sotto Antonio Ingroia e in riferimento all'indagine sulla Trattativa Stato-Mafia, chiese il rinvio a giudizio di Provenzano e altri 11 indagati accusati di concorso esterno in associazione di tipo mafioso e "violenza o minaccia a corpo politico dello Stato".

Nel 1993, dopo l'arresto di Riina, Provenzano fu il paciere tra la fazione favorevole alla continuazione degli attentati dinamitardi contro lo Stato (Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano) e l'altra contraria (Michelangelo La Barbera, Raffaele Ganci, Salvatore Cancemi, Matteo Motisi, Benedetto Spera, Antonino Giuffrè, Pietro Aglieri): secondo il collaboratore di giustizia Vincenzo Sinacori, Provenzano riuscì a porre la condizione che gli attentati avvenissero fuori dalla Sicilia, in "continente", mentre l'altro collaboratore Salvatore Cancemi dichiarò che, durante un incontro, lo stesso Provenzano gli disse che "tutto andava avanti" riguardo alla realizzazione degli attentati dinamitardi a Roma, Firenze e Milano, che provocarono numerose vittime e danni al patrimonio artistico italiano.

Il 22 luglio 1993 Salvatore Cancemi, reggente del "mandamento" di Porta Nuova, si consegnò spontaneamente ai Carabinieri e decise di collaborare con la giustizia, dichiarando che la mattina successiva avrebbe dovuto incontrarsi con il latitante Pietro Aglieri (capo del "mandamento" di Santa Maria di Gesù), per poi raggiungere Provenzano in una località segreta, offrendosi di aiutarli a organizzare una trappola, l'informazione però venne considerata non veritiera dai Carabinieri, i quali erano convinti che Provenzano fosse morto poiché dopo un decennio la moglie e i figli erano tornati a vivere e a lavorare a Corleone, decidendo quindi di non sfruttare l'occasione.

Nel 1981 Provenzano e Riina scatenarono la cosiddetta seconda guerra di mafia, con cui eliminarono i boss rivali e insediarono una nuova "Commissione", composta soltanto da capimandamento a loro fedeli, durante le riunioni della "Commissione", Provenzano partecipò alle decisioni e all'organizzazione di numerosi omicidi come esponente influente del mandamento di Corleone e protesse più volte con l'intimidazione la carriera politica di Vito Ciancimino, principale referente politico dei Corleonesi: infatti negli anni successivi il collaboratore di giustizia Nino Giuffrè dichiarerà che Riina e Provenzano «non si alzavano da una riunione se non quando erano d'accordo».

Il 31 ottobre 1995 il boss Luigi Ilardo (reggente mafioso della provincia di Caltanissetta) divenne confidente del colonnello Michele Riccio del ROS e gli rivelò che avrebbe incontrato Provenzano in un casolare nei pressi di Mezzojuso, Riccio allertò il colonnello Mario Mori ma non gli furono forniti uomini e mezzi adeguati per intervenire, cosicché non riuscì a localizzare con esattezza il casolare indicato da Ilardo.

L'11 aprile 2006 le forze dell'ordine decisero di eseguire il blitz e l'arresto, a cui Provenzano reagì senza opporre resistenza, limitandosi a chiedere che gli venisse fornito l'occorrente per le iniezioni che doveva effettuare in seguito all'operazione alla prostata.

Nel 2006 si verificò un tentativo di depistaggio: il 31 marzo 2006 (11 giorni prima dell'arresto) il legale del boss latitante annunciò la morte del suo assistito, subito smentita dalla DIA di Palermo.

Il 10 settembre 1963 i Carabinieri di Corleone lo denunciarono per l'omicidio del mafioso Francesco Paolo Streva (ex sodale di Michele Navarra) ma anche per associazione per delinquere e porto abusivo di armi: Provenzano si rese allora irreperibile, dando inizio alla sua lunga latitanza.

Il 26 ottobre 2018 la Corte europea per i diritti dell'uomo ha condannato la Repubblica Italiana per aver rinnovato il 41 bis a Bernardo Provenzano in punto di morte, violando, secondo i giudici, il diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti.

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Le ceneri-simbolo del boss Provenzano

Le ceneri-simbolo del boss Provenzano

  La  morte di Binnu Provenzano, il principe dei “viddani” – com’erano chiamati dai boss di Palermo i picciotti corleonesi corsi in città per dividere la torta della Cosa nostra – pone un altro inatteso segnalibro nella letteratura mafiosa. Destino di certi uomini: Binnu il “trattore” fu l’unico del triunvirato corleonese che riuscì a riciclarsi, trasformandosi in “ragioniere” ed uomo d’affari, capace di muoversi a proprio agio nei meandri [...]

La morte di Provenzano. Corleone, il Novecento, la Storia

La morte di Provenzano. Corleone, il Novecento, la Storia

          Narra la mitologia della mafia che davanti a cadaveri caldi i boss brindavano. La stessa mitologia narra che la sera del botto di Capaci, volarono tappi su tappi di champagne. E ora cosa fare davanti al cadavere di Binnu Provenzano? “Buon’anima” non si diventa causa morte. Tuttavia, non si può mai essere felici per una esistenza che svanisce. Non solo per questione religiosa, ma soprattutto laica: un mondo che muore – anche il più feroce [...]

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FOTO: Bernardo Provenzano

Bernardo Provenzano da giovane

Bernardo Provenzano da giovane

Ultima foto giovanile conosciuta di Provenzano nel 1959.

Ultima foto giovanile conosciuta di Provenzano nel 1959.

Confronto tra l'ultimo identikit, eseguito nel 2005 e una foto scattata dopo la cattura nel 2006.

Confronto tra l'ultimo identikit, eseguito nel 2005 e una foto scattata dopo la cattura nel 2006.

Bernardo Provenzano al momento dell'arresto nel 2006.

Bernardo Provenzano al momento dell'arresto nel 2006.

Foto segnaletica di Bernardo Provenzano, eseguita dopo la cattura, l'11 aprile 2006.

Foto segnaletica di Bernardo Provenzano, eseguita dopo la cattura, l'11 aprile 2006.

Primo identikit.

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ASSOLTI E CONFISCATI. I CAVALLOTTI: STORIE DI MAFIA O DI INGIUSTIZIA?

ASSOLTI E CONFISCATI. I CAVALLOTTI: STORIE DI MAFIA O DI INGIUSTIZIA? Questo è un tema da approfondire. Si può essere assolti dai magistrati giudicanti ed allo stesso tempo essere additati come mafiosi dai magistrati requirenti e per gli effetti essere destinatari di confisca dei propri beni, che in base alla sentenza sono frutto di impresa legale? Da quanto risulta sembra proprio di sì. Certo è che la stampa asservita al potere giudiziario mai approfondirà un [...]

MAFIA, CARABINIERE IN TV: ''NEL 2001 CI IMPEDIRONO DI CATTURARE PROVENZANO''

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 «Il covo di Montagna dei Cavalli l'avevamo individuato già nel2001, ma ci impedirono di metterlo sotto controllo» . In un'intervista che sarà trasmessa giovedì sera da 'Servizio Pubblico', il programma di Michele Santoro su La7, parla - per la prima volta davanti alle telecamere, in condizioni di anonimato - un carabiniere che per anni ha lavorato alla cattura del boss di Corleone. «A pochi giorni dall'inizio del processo sulla trattativa Stato-mafia, [...]

Lipari&Centro Studi. Presentati i volumi "Vent'anni" e "Attilio Manca, il tradimento di Provenzano". Le nostre interviste a Natia Migliori e a Rosita Rijtano.

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Lipari - Presentati i libri “Vent’anni” di Daniela Gambino e Ettore Zanca e “Attilio Manca, il tradimento di Provenzano” di Rosita Rijtano editi da Coppola. E' intervenuto Francesco Rizzo. Le interviste a Natia Migliori e Rosita Rijtano. http://www.bartolinoleone-eolie.it/reitano-migliore26072012.wmv

La Polizia di Stato arresta Bernardo Provenzano!!

Ernesto_84 scrive:repubblica.it11:43 Provenzano era in un casolareBernardo Provenzano è stato arrestato in un casolare nella campagna di Corleone. L'operazione è stata condotta dalla Polizia di Palermo insieme al Servizio Centrale Operativo (Sco) e alla Direzione Centrale Anticrimine (Dac). La 'primula rossa' della mafia non ha opposto resistenza e non era armato. Nel paese di Corleone vive la famiglia del super boss, latitante da quasi 50 anni.Cliccate Qui per [...]

BERNARDO PROVENZANO GRAVEMENTE MALATO

Il boss Bernardo Provenzano e' gravemente malato. La recidiva di un tumore alla prostata, per cui nel 2003, da latitante, fu operato a Marsiglia, impone un trattamento specifico stabilito da un oncologo e 'la destinazione del paziente presso sede idonea'. E' parte del responso dei tre medici incaricati dalla Corte d'appello di Palermo di accertare le condizioni di salute del capomafia corleonese, 78 anni e detenuto nel supercarcere di Novara. Riscontrata anche una [...]

Squadra antimafia Palermo oggi

Squadra antimafia Palermo oggi

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Rapporti con la mafia

Dunque dai 'pizzini', dalla 'corrispondenza' che il giovane rampollo di don Vito Ciancimino riceveva dagli uomini di Cosa nostra e dallo stesso Bernardo Provenzano per smistarla, poi, al padre anche quando questi era in carcere o al soggiorno obbligato. Sembra che l'avviso di garanzia a Massimo Ciancimino sia già abbastanza datato (il procedimento in questione risale al 2008, anno in cui è cominciata la sua collaborazione), ma sia stato notificato soltanto [...]

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