Contraffazione di marchi e brevetti

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La scheda: Contraffazione di marchi e brevetti

(comma 1) reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da 2 500 a 25 000 euro,
(comma 2) reclusione da uno a 4 anni e multa da 3 500 a 35 000 euro
La contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell'ingegno o di prodotti industriali (brevemente contraffazione di marchi e brevetti) è un delitto previsto dall'art. 473 del codice penale italiano.
L'art. 473 recita: "Chiunque contraffà o altera i marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, delle opere dell'ingegno o dei prodotti industriali, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire quattro milioni.
Alla stessa pena soggiace chi contraffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali, nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati."
Le disposizioni precedenti si applicano sempre che siano state osservate le norme delle leggi interne o delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale.


Delitto di Contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell'ingegno o di prodotti industriali
Fonte: Codice penale italiano Libro II, Titolo VII, CapoII
Disposizioni: art. 473
Competenza: tribunale monocratico
Procedibilità: d'ufficio
Arresto: non consentito
Fermo: non consentito
Pena: (comma 1) reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da 2 500 a 25 000 euro, (comma 2) reclusione da uno a 4 anni e multa da 3 500 a 35 000 euro
L'Italia, dopo gli Stati Uniti, è il paese che ha il più alto tasso di contraffazione al mondo. La Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della contraffazione ha sancito che il ruolo delle due mafie emerge chiaramente: «Camorra, Ndrangheta e, purtroppo, anche casi riconducibili al terrorismo internazionale emergono da numerose indagini svolte a livello nazionale ed internazionale, firme di criminalità che controllano ed impongono mercati e scelgono di investire sulla contraffazione perché più remunerativa e meno rischiosa penalmente di altri comparti. Sappiamo che il fenomeno contraffazione si prevede in ulteriore crescita nei prossimi anni, e ciò ci impone di alzare la guardia sia sul terreno delle azioni di contrasto che delle pene».
Una ricerca del ministero dello Sviluppo economico e del Censis, afferma che senza contraffazione in Italia ci sarebbero 110.000 posti di lavoro in più e 1,7 miliardi di entrate per il fisco. Se i prodotti falsi fossero venduti sul mercato legale, prosegue lo studio, la produzione salirebbe di 13,7 miliardi di Euro e le imposte (indotto incluso) di 4,6 miliardi Euro. Il mercato italiano del falso è stimato in circa 6,9 miliardi (dati al 2010), un dato purtroppo stabile rispetto alle stime di un anno prima sempre del Censis (7,1 miliardi), anche se allora si calcolava in 130.000 unità in più il dato occupazionale conseguente alla sconfitta della contraffazione. Secondo il Censis "non esiste prodotto che non possa essere imitato e venduto", come gioielli, calzature, dal design ai giocattoli ai medicinali. Il fenomeno non riguarda solo l'imitazione di marchi, ma anche di modelli registrati, per esempio nella pelletteria e nell'arredo, la falsificazione dell'indicazione made in Italy e il cosiddetto Italian sounding nell'alimentare, ossia la commercializzazione di prodotti che in tutto e per tutto "suonano" come italiani anche se poi non lo sono, e l'importazione parallela sottocosto di prodotti destinati ad altri mercati, soprattutto nella cosmesi, in cui la contraffazione è aumentata almeno 15 volte in 10 anni, e poi l'abbigliamento e gli accessori con un giro d'affari del falso di 2,5 miliardi, i cd, dvd e software con 1,8 miliardi e l'alimentare con 1,1 miliardi. Secondo il Censis, la colpa non è solo nei falsari, la colpa, infatti, è anche di quei consumatori che sono "indifferenti al fatto di compiere un atto illecito e convinti di fare un affare".

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