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Massacri delle foibe

La scheda: Massacri delle foibe

Coordinate: 45°37?54?N 13°51?45?E? / ?45.631667°N 13.8625°E45.631667, 13.8625
Eliminazione dell'etnia italiana nell'ambito dell'esodo istriano
Vendetta contro i fascisti e, in generale, eliminazione dei possibili oppositori politici al comunismo titino.
L'espressione massacri delle foibe indica gli eccidi ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, avvenuti durante la seconda guerra mondiale e nell'immediato secondo dopoguerra, ad opera dei Comitati popolari di liberazione. Il nome deriva dai grandi inghiottitoi carsici dove furono gettati molti dei corpi delle vittime, che nella Venezia Giulia sono chiamati, appunto, "foibe".
Per estensione i termini "foibe" e il neologismo "infoibare" sono diventati sinonimi di uccisioni che in realtà furono in massima parte perpetrate in modo diverso: la maggioranza delle vittime morì nei campi di prigionia jugoslavi o durante la deportazione verso di essi.
Il fenomeno dei massacri delle foibe è da inquadrare storicamente nell'ambito della secolare disputa fra italiani e popoli slavi per il possesso delle terre dell'Adriatico orientale, nelle lotte intestine fra i diversi popoli che vivevano in quell'area e nelle grandi ondate epurative jugoslave del dopoguerra, che colpirono centinaia di migliaia di persone in un paese nel quale, con il crollo della dittatura fascista, andava imponendosi quella di stampo filosovietico, con mire sui territori di diversi paesi confinanti.



Massacri delle Foibe:
Cippo in memoria delle vittime delle Foibe, collocato presso il Tempio dell'internato ignoto a Padova.
Stato:  Italia
Luogo: Venezia Giulia e Dalmazia
Obiettivo: Eliminazione dell'etnia italiana[1] nell'ambito dell'esodo istriano Vendetta contro i fascisti[2] e, in generale, eliminazione dei possibili oppositori politici al comunismo titino[3].
Data: 1943 - 1945 (per la maggioranza delle vittime)
Tipo: massacro di massa, violenza di Stato[4], pulizia etnica[5], tentativo di genocidio (controverso)[6][7]
Morti: circa 11.000[8][9], comprese le vittime recuperate e quelle stimate, più i morti nei campi di concentramento jugoslavi[10]
Responsabili: partigiani jugoslavi ed OZNA
Nel 1915 l'Italia entrò nella Grande Guerra a fianco della Triplice Intesa, in base ai termini del Patto di Londra, che le assicuravano il possesso dell'intera Venezia Giulia e della Dalmazia settentrionale - incluse molte isole. La città di Fiume, invece, veniva espressamente assegnata quale principale sbocco marittimo di un eventuale futuro stato croato o del Regno d'Ungheria, se la Croazia avesse continuato ad essere un banato dello stato magiaro o della Duplice Monarchia.
Al termine della guerra, il regio esercito occupò militarmente tutta la Venezia Giulia e la Dalmazia, secondo i termini dell'armistizio, inclusi i territori assegnatili dal trattato di Londra. Questo provocò le reazioni opposte delle diverse etnie, con gli italiani che acclamarono alla "redenzione" delle loro terre, e gli slavi che guardavano con ostilità e preoccupazione i nuovi arrivati. La contrapposizione nazionale subì un nuovo e forte inasprimento. Successivamente, la definizione dei confini fra l'Italia e il nuovo stato jugoslavo, fu oggetto di una lunga ed aspra contesa diplomatica, che trasformò il contrasto nazionale in una contrapposizione fra stati sovrani, che coinvolse vasti strati dell'opinione pubblica esasperandone ulteriormente i sentimenti. Forti tensioni suscitò in particolare la questione di Fiume, che fu rivendicata all'Italia sulla base dello stesso principio di autodeterminazione che aveva fatto assegnare al regno jugoslavo le terre dalmate, già promesse all'Italia.
La questione dei confini fu infine risolta coi trattati di Saint Germain e di Rapallo. L'Italia ottenne solo parte di ciò che le era stato promesso dal patto segreto di Londra. In base al ''principio di nazionalità'', sostenuta dalla dottrina Wilson, le fu negata la Dalmazia (dove ottenne solo la città di Zara ed alcune isole).
Col trattato di Rapallo Fiume venne eretta a stato libero, per poi essere annessa all'Italia nel 1924 (con l'esclusione di Sussak/Porto Barros).
In base al trattato di Rapallo 356.000 sudditi dell'Impero austro-ungarico di lingua italiana ottennero la cittadinanza italiana, mentre circa 15.000 di essi rimasero in territori assegnati al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni.
Contemporaneamente si ritrovarono entro i confini del Regno d'Italia 490.000 slavi (di cui circa 170.000 Croati e circa 320.000 Sloveni).

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FOTO: Massacri delle foibe

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Pagina: La Storia delle "Foibe"

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10 Febbraio - Giornata del Ricordo delle Foibe 10 febbraio 2018 - Il giorno del ricordo -  Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno. Istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92 essa vuole conservare e rinnovare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più [...]

Caduti Foibe Taranto

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Taranto vecchia - Piazzale Vittime delle Foibe piazzale intitolato alle Vittime delle Foibe della provincia di Taranto nel 2012         materiale fotografico recuperato navigando su Facebook  ( data 07_12_2014 )     Il motto dell'A.N.M.I.  :  Una volta marinaio......marinaio per sempre 

Caduti Foibe Taranto

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 Ai Caduti dei C.T. Da Barbiano e Di Giussano   Ricordi della gita a Tunisi in occasione del 70° Anniversario (13.12.2011) dell'affondamento dei due incrociatori nelle acque di Capo Bon in Tunisia           Targa presso l'Ambasciata Italiana a Tunisi   Targa nella sede del Gruppo A.N.M.I. di Palermo         Il motto dell'A.N.M.I.  :  Una volta marinaio......marinaio per sempre 

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