Francesco Barbieri detto il Guercino

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Guercino

La scheda: Guercino

«Il Guercino è un pittore intimamente probo, virilmente sano, senza rozzezze, le sue opere si distinguono anzi per gentile grazia morale, per tranquilla e libera grandiosità, e per un che di particolare che consente, all'occhio appena esercitato, di riconoscerle al primo sguardo. La levità, la purezza e la perfezione del suo pennello sono stupefacenti. Per i panneggi usa colori particolarmente belli, con mezze tinte bruno-rossicce, assai ben armonizzanti con l'azzurro che pure predilige.»
Giovanni Francesco Barbieri, soprannominato il Guercino (Cento, 2 febbraio 1591 – Bologna, 22 dicembre 1666), è stato un pittore italiano.


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EVENTI: Guercino

Nel 1649 morì il fratello Paolo Antonio: il duca di Modena Francesco I d'Este invitò il Guercino nel suo Palazzo di Sassuolo per un breve periodo di riposo e di svago che gli facesse superare la depressione.

Nel 1649 morì il fratello Paolo Antonio: il duca di Modena Francesco I d'Este invitò il Guercino nel suo Palazzo di Sassuolo per un breve periodo di riposo e di svago che gli facesse superare la depressione.

Nel 1649 morì il fratello Paolo Antonio: il duca di Modena Francesco I d'Este invitò il Guercino nel suo Palazzo di Sassuolo per un breve periodo di riposo e di svago che gli facesse superare la depressione.

Nel 1649 morì il fratello Paolo Antonio: il duca di Modena Francesco I d'Este invitò il Guercino nel suo Palazzo di Sassuolo per un breve periodo di riposo e di svago che gli facesse superare la depressione.

Nel 1649 morì il fratello Paolo Antonio: il duca di Modena Francesco I d'Este invitò il Guercino nel suo Palazzo di Sassuolo per un breve periodo di riposo e di svago che gli facesse superare la depressione.

Nel 1649 morì il fratello Paolo Antonio: il duca di Modena Francesco I d'Este invitò il Guercino nel suo Palazzo di Sassuolo per un breve periodo di riposo e di svago che gli facesse superare la depressione.

Nel 1618 il Guercino accompagnò a Venezia, su suggerimento del Mirandola e munito di una raccolta di suoi disegni, un canonico centese, tal Pietro Martire Pederzani, il quale li mostrò al noto artista Jacopo Palma il giovane, affinché desse un giudizio sulle possibilità di quel giovane pittore desideroso di migliorarsi nella sua arte: si racconta che il pittore veneziano esprimesse la propria ammirazione dicendo che «molto più di me sa questo principiante», e lo accompagnasse poi per Venezia mostrandogli i dipinti dei migliori artisti.

Nel 1618 il Guercino accompagnò a Venezia, su suggerimento del Mirandola e munito di una raccolta di suoi disegni, un canonico centese, tal Pietro Martire Pederzani, il quale li mostrò al noto artista Jacopo Palma il giovane, affinché desse un giudizio sulle possibilità di quel giovane pittore desideroso di migliorarsi nella sua arte: si racconta che il pittore veneziano esprimesse la propria ammirazione dicendo che «molto più di me sa questo principiante», e lo accompagnasse poi per Venezia mostrandogli i dipinti dei migliori artisti.

Nel 1618 il Guercino accompagnò a Venezia, su suggerimento del Mirandola e munito di una raccolta di suoi disegni, un canonico centese, tal Pietro Martire Pederzani, il quale li mostrò al noto artista Jacopo Palma il giovane, affinché desse un giudizio sulle possibilità di quel giovane pittore desideroso di migliorarsi nella sua arte: si racconta che il pittore veneziano esprimesse la propria ammirazione dicendo che «molto più di me sa questo principiante», e lo accompagnasse poi per Venezia mostrandogli i dipinti dei migliori artisti.

Nel 1618 il Guercino accompagnò a Venezia, su suggerimento del Mirandola e munito di una raccolta di suoi disegni, un canonico centese, tal Pietro Martire Pederzani, il quale li mostrò al noto artista Jacopo Palma il giovane, affinché desse un giudizio sulle possibilità di quel giovane pittore desideroso di migliorarsi nella sua arte: si racconta che il pittore veneziano esprimesse la propria ammirazione dicendo che «molto più di me sa questo principiante», e lo accompagnasse poi per Venezia mostrandogli i dipinti dei migliori artisti.

Nel 1618 il Guercino accompagnò a Venezia, su suggerimento del Mirandola e munito di una raccolta di suoi disegni, un canonico centese, tal Pietro Martire Pederzani, il quale li mostrò al noto artista Jacopo Palma il giovane, affinché desse un giudizio sulle possibilità di quel giovane pittore desideroso di migliorarsi nella sua arte: si racconta che il pittore veneziano esprimesse la propria ammirazione dicendo che «molto più di me sa questo principiante», e lo accompagnasse poi per Venezia mostrandogli i dipinti dei migliori artisti.

Nel 1618 il Guercino accompagnò a Venezia, su suggerimento del Mirandola e munito di una raccolta di suoi disegni, un canonico centese, tal Pietro Martire Pederzani, il quale li mostrò al noto artista Jacopo Palma il giovane, affinché desse un giudizio sulle possibilità di quel giovane pittore desideroso di migliorarsi nella sua arte: si racconta che il pittore veneziano esprimesse la propria ammirazione dicendo che «molto più di me sa questo principiante», e lo accompagnasse poi per Venezia mostrandogli i dipinti dei migliori artisti.

Nel 1612 venne da Bologna a Cento il futuro presidente del locale monastero dello Spirito Santo, il canonico Antonio Mirandola, appassionato d'arte, che favorì il giovane pittore facendogli conoscere i disegni a carboncino del pittore Pietro Faccini (1562-1602), allievo dei Carracci, che egli terrà presente nei suoi progetti, e soprattutto procurandogli le prime commissioni: fu così che il Guercino dipinse (ca 1612) i Due angeli col sudario e il San Carlo Borromeo della chiesa di Santa Maria Addolorata, gli affreschi del Padreterno e dell'Annunciazione per quella dello Spirito Santo (1613), le tre pale della parrocchiale di Renazzo di Cento (1614-1616), comprendenti la Madonna con i santi Pancrazio e una santa monaca (forse Santa Chiara), la Madonna in trono con i santi Francesco, Antonio abate e Bovo e Il miracolo di San Carlo Borromeo.

Nel 1612 venne da Bologna a Cento il futuro presidente del locale monastero dello Spirito Santo, il canonico Antonio Mirandola, appassionato d'arte, che favorì il giovane pittore facendogli conoscere i disegni a carboncino del pittore Pietro Faccini (1562-1602), allievo dei Carracci, che egli terrà presente nei suoi progetti, e soprattutto procurandogli le prime commissioni: fu così che il Guercino dipinse (ca 1612) i Due angeli col sudario e il San Carlo Borromeo della chiesa di Santa Maria Addolorata, gli affreschi del Padreterno e dell'Annunciazione per quella dello Spirito Santo (1613), le tre pale della parrocchiale di Renazzo di Cento (1614-1616), comprendenti la Madonna con i santi Pancrazio e una santa monaca (forse Santa Chiara), la Madonna in trono con i santi Francesco, Antonio abate e Bovo e Il miracolo di San Carlo Borromeo.

Nel 1612 venne da Bologna a Cento il futuro presidente del locale monastero dello Spirito Santo, il canonico Antonio Mirandola, appassionato d'arte, che favorì il giovane pittore facendogli conoscere i disegni a carboncino del pittore Pietro Faccini (1562-1602), allievo dei Carracci, che egli terrà presente nei suoi progetti, e soprattutto procurandogli le prime commissioni: fu così che il Guercino dipinse (ca 1612) i Due angeli col sudario e il San Carlo Borromeo della chiesa di Santa Maria Addolorata, gli affreschi del Padreterno e dell'Annunciazione per quella dello Spirito Santo (1613), le tre pale della parrocchiale di Renazzo di Cento (1614-1616), comprendenti la Madonna con i santi Pancrazio e una santa monaca (forse Santa Chiara), la Madonna in trono con i santi Francesco, Antonio abate e Bovo e Il miracolo di San Carlo Borromeo.

Nel 1612 venne da Bologna a Cento il futuro presidente del locale monastero dello Spirito Santo, il canonico Antonio Mirandola, appassionato d'arte, che favorì il giovane pittore facendogli conoscere i disegni a carboncino del pittore Pietro Faccini (1562-1602), allievo dei Carracci, che egli terrà presente nei suoi progetti, e soprattutto procurandogli le prime commissioni: fu così che il Guercino dipinse (ca 1612) i Due angeli col sudario e il San Carlo Borromeo della chiesa di Santa Maria Addolorata, gli affreschi del Padreterno e dell'Annunciazione per quella dello Spirito Santo (1613), le tre pale della parrocchiale di Renazzo di Cento (1614-1616), comprendenti la Madonna con i santi Pancrazio e una santa monaca (forse Santa Chiara), la Madonna in trono con i santi Francesco, Antonio abate e Bovo e Il miracolo di San Carlo Borromeo.

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Nel 1612 venne da Bologna a Cento il futuro presidente del locale monastero dello Spirito Santo, il canonico Antonio Mirandola, appassionato d'arte, che favorì il giovane pittore facendogli conoscere i disegni a carboncino del pittore Pietro Faccini (1562-1602), allievo dei Carracci, che egli terrà presente nei suoi progetti, e soprattutto procurandogli le prime commissioni: fu così che il Guercino dipinse (ca 1612) i Due angeli col sudario e il San Carlo Borromeo della chiesa di Santa Maria Addolorata, gli affreschi del Padreterno e dell'Annunciazione per quella dello Spirito Santo (1613), le tre pale della parrocchiale di Renazzo di Cento (1614-1616), comprendenti la Madonna con i santi Pancrazio e una santa monaca (forse Santa Chiara), la Madonna in trono con i santi Francesco, Antonio abate e Bovo e Il miracolo di San Carlo Borromeo.

Nel 1633, quando aveva compiuto 42 anni, certi suoi amici cercarono di persuaderlo a prender moglie ma non ci fu verso: il Guercino sembra esser stato tutto inteso al lavoro e desideroso di mantenersi «per tutta la vita disciolto e in libertà».

Nel 1633, quando aveva compiuto 42 anni, certi suoi amici cercarono di persuaderlo a prender moglie ma non ci fu verso: il Guercino sembra esser stato tutto inteso al lavoro e desideroso di mantenersi «per tutta la vita disciolto e in libertà».

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Nel 1633, quando aveva compiuto 42 anni, certi suoi amici cercarono di persuaderlo a prender moglie ma non ci fu verso: il Guercino sembra esser stato tutto inteso al lavoro e desideroso di mantenersi «per tutta la vita disciolto e in libertà».

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Origine del soprannome di Guercino?

Da dove deriva il soprannome "Guercino" dato all'omonimo pittore? "Guercino si chiamava in realtà Giovanni Francesco Barbieri. Il soprannome Guercino gli fu dato perchè dopo la sua nascita si manifestò un forte strabismo, che influenzò successivamente la resa pittorica delle forme nello spazio. "Leggenda" vuole che il piccolo, ancora in fasce, si spaventò molto all'urlo di una persona che gli stava vicino e, spalancando gli occhi all'improvviso, l'occhio [...]

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