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Maurits Cornelis Escher

La scheda: Maurits Cornelis Escher

Maurits Cornelis Escher (, ascolta, Leeuwarden, 17 giugno 1898 – Laren, 27 marzo 1972) è stato un incisore e grafico olandese.
Il nome di Escher è indissolubilmente legato alle sue incisioni su legno, litografie e mezzetinte che tendono a presentare costruzioni impossibili, esplorazioni dell'infinito, tassellature del piano e dello spazio e motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti.
Le opere di Escher sono infatti molto amate dagli scienziati, logici, matematici e fisici che apprezzano il suo uso razionale di poliedri, distorsioni geometriche ed interpretazioni originali di concetti appartenenti alla scienza, sovente per ottenere effetti paradossali.



Nella primavera del 1922 Escher visitò l'Italia in compagnia di alcuni suoi amici. Rimasto stregato dalla bellezza di quel paese, il grafico vi ritornò nell'autunno dello stesso anno, imbarcandosi su una nave da carico diretta a Cadice e, poi, a Genova. Dalla Superba Escher si spinse poi sino a Siena, città presso la quale eseguì le prime incisioni lignee di paesaggi italiani. Escher rimase piacevolmente colpito dalla città e dalle verdeggianti campagne toscane e perciò, dopo essersi insediato nella pensione Alessandri di via Sallustio Bandini, non perse occasione per fruire del grandioso patrimonio naturalistico e artistico toscano e perciò viaggiò assiduamente, recandosi anche a San Gimignano («mentre le 17 torri di San Gimignano si avvicinavano sempre più . Era come un sogno che non poteva essere vero» disse il grafico in merito).
Mosso da una crescente irrequietudine, Escher nella primavera del 1923 si trasferì presso la costiera amalfitana, in Sud Italia, spronato dai suggestivi racconti di un'anziana signora danese che pure risiedeva presso la pensione Alessandri. Escher rimase letteralmente folgorato dalla suadente plasticità della luce del Mezzogiorno e, soprattutto, dalla commistione di elementi romani, greci e saraceni presente nelle architetture di Ravello, Atrani e Amalfi, tutte città campane che lasciarono un'impronta profonda nella sua fantasia: un'orografia così mossa e animata, così «teatrale» come quella amalfitana, d'altronde, non avrebbe potuto sortire diverso effetto su un olandese assuefatto a orizzonti lineari e modesti. Quello amalfitano fu per Escher un soggiorno proficuo non solo dal punto di vista artistico, ma anche sotto il profilo amoroso: il 31 marzo 1923, infatti, il pittore incontrò all'Hotel Toro di Ravello Jetta Umiker, il futuro amore dell sua vita. Era costei la figlia di un facoltoso banchiere svizzero che, dopo aver consolidato la sua fama dirigendo un'importante filiale di Mosca, fu costretto a fuggire dalla Russia in seguito alla tumultuosa rivoluzione del 1917. La Umiker, per di più, si interessava di pittura e di disegno: com'è ovvio immaginare la scintilla amorosa non tardò a scoccare e pertanto i due si sposarono il 12 giugno 1924 a Viareggio, in Toscana. Le nozze, celebrate presso la sagrestia e il Municipio della città, furono attese dalla famiglia di Escher in gran completo, appositamente giunta dall'Olanda e furono coronate dalla nascita di tre figli, Giorgio (George) Arnaldo, Arthur e Jan.
I due novelli sposini si stabilirono poi a Roma, in un'elegante dimora al n. 122 di via Poerio, nel quartiere Gianicolense: al terzo piano vi erano gli appartamenti e al quarto l'atelier. Furono anni felici, durante i quali Escher poté finalmente dedicarsi con assoluta devozione alla sua vocazione grafica, senza per questo sacrificare la sua passione per i viaggi: in aprile, quando il clima mediterraneo arrideva ai viaggiatori, Escher era solito riunirsi con Giuseppe Haas Triverio, un imbianchino poi prestatosi all'arte, e con il pittore svizzero Robert Schiess per viaggiare negli Abruzzi, in Campania, in Sicilia, Corsica e Malta. Particolarmente aneddotico fu il viaggio in Calabria: Escher, insieme alla comitiva, si fermò infatti a Pentedattilo, un paesotto montano la cui superficie è movimentata dall'ergersi di cinque macigni appuntiti. Erano gli anni in cui Benito Mussolini si era definitivamente impossessato dell'ingranaggio economico e amministrativo della nazione italiana. Al di là della gigantesca macchina propagandistica messa in essere dal Duce per esaltare il proprio governo, tuttavia, molti erano scontenti del suo operato: Pentedattilo, per esempio, era completamente negletta dagli interventi mussoliniani. «Se lo vedete, ditegli che noi qui siamo tanto poveri da non avere neppure una fonte, né un pezzettino di terra per seppellire i nostri morti ...!» avrebbe borbottato un'anziana signora, pregando Escher di eseguire una missione diplomatica presso il Duce.
Dopo aver trascorso tre giorni a Pentedattilo, nutrendosi esclusivamente di pane duro ammorbidito con miele, formaggio e latte di capra, il gruppo si spostò a Melito di Porto Salvo, sulla costa ionica, ospiti di un generoso viticoltore che gli fece degustare i propri vini. Leggermente brilli, i nostri dopo un piacevole convivio lasciarono la cantina del loro amico per poi giungere alla stazione di Melito. Qui Schiess, abbandonandosi all'ebbrezza dionisiaca, iniziò a suonare la sua cetra, producendo melodie sublimi che incantarono persino il macchinista del treno. Quest'ultimo, infatti, ne rimase talmente colpito da abbandonare la sua postazione di lavoro e mettersi a ballare sulla banchina della stazione insieme ai passeggeri. Rousset avrebbe fissato questo momento con un epigramma che recita: «Barbuto, come il dio Apollo / e suonatore della cetra come lui / fece ballare le Muse e anche un capostazione». Sempre Schiess con la sua cetra, d'altronde, fu il protagonista di un ulteriore, divertente episodio narrato da Escher nel De Groene Amsterdammer del 23 aprile 1932:
Altrettanto memorabile, anche se per altri motivi, fu il viaggio negli Abruzzi. Appena giunto a Castrovalva da Roma, infatti, Escher preferì non girovagare per le viuzze medievali del paese e, sentendosi spossato dal lungo viaggio, prese immediatamente alloggio nella casa di don Tito, maestro elementare. Alle cinque del mattino seguente, tuttavia, fu misteriosamente svegliato dai Carabinieri, dai quali fu accusato di aver preso parte al fallito attentato a Vittorio Emanuele III. La segnalazione proveniva da una donna del borgo, spaventata dallo sguardo perfido dell'incisore e dal fatto che non avesse partecipato alla processione del Corpus Domini tenutasi la notte prima. Escher, sentendosi dileggiato da una faccenda così grottesca, dimostrò furentemente la sua estraneità alla vicenda e alla fine fu rilasciato a piede libero.

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EVENTI: Maurits Cornelis Escher

Nel 1959 l'artista fornì la seguente formulazione filosofica del concetto di «infinito»:.

Nel 1903 la famiglia si trasferì a Arnhem, dove il giovane Maurits ricevette la prima educazione nelle scuole elementari locali.

Nel 1941, complice anche il crescente clima di conflitto che insanguinava Belgio, Escher e la famiglia si stabilirono a Baarn, città dove tra l'altro vi era un liceo prestigioso, idoneo per la formazione dei figli.

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Parmigianino, Autoritratto entro uno specchio convesso (1524 circa), olio su tavola convessa, diametro 24,4 cm, Kunsthistorisches Museum, Vienna

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