Morte cerebrale

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Alessandra Amoroso

La scheda: Morte cerebrale

Voce principale: morte.
La morte cerebrale è un criterio per ottenere la diagnosi di morte.
La morte ha inizio con la cessazione irreversibile di tre funzioni:
cardiocircolatoria: morte clinica
respiratoria: morte reale
nervosa: morte legale.
Ma è errato parlare di morte cardiaca, respiratoria o cerebrale: rappresentando la morte un evento unitario, da qualsiasi punto di vista la si veda, è più corretto parlare di criteri cardiologici, respiratori e neurologici.
La prima definizione di coma irreversibile fu elaborata nel 1968 da un comitato creato ad hoc dell'Harvard Medical School. I criteri di Harvard per l'accertamento della morte cerebrale sono poi diventate la base di tutte le legislazioni nazionali.
Con questi criteri si stabilisce quando è lecito "staccare la spina" e interrompere la rianimazione perché il paziente è clinicamente morto. I criteri di Harvard sono anche la base per le leggi in materia di trapianti: gli organi sono prelevabili dal donatore, dopo l'accertamento della morte cerebrale.
Il concetto di morte cerebrale veniva introdotto nel mondo scientifico in contemporanea ai primi trapianti nella storia della medicina. La maggior parte degli organi non può essere prelevata da cadavere, per cui i criteri di accertamento della morte naturale (arresto dell'attività cardiaca e della circolazione sanguigna) non consentivano questo tipo di interventi. L'introduzione del concetto di morte cerebrale forniva una legittimazione scientifica per poter effettuare i trapianti. I critici affermano che un problema etico-giuridico è stato risolto con una presunta definizione scientifica. Hans Jonas è stato uno dei primi filosofi a occuparsi del tema, nell'ambito della bioetica clinica e dell'etica della responsabilità.
Nel '68, anno in cui la definizione è stata elaborata, non andavano però sviluppandosi solamente i trapianti. Le tecniche diagnostiche avevano fatto progressi tali da mettere a disposizione nuovi strumenti per conoscere meglio le attività del cervello e le fasi della morte umana. Le tecniche di rianimazione erano progredite a livelli tali da poter tenere artificialmente i pazienti in vita in molti più casi e molto più a lungo di prima. In questo senso, l'introduzione del concetto di morte cerebrale non viene vista solo come fine e strumentale alla diffusione dei trapianti d'organo. I progressi nelle tecniche di rianimazione ponevano da sé un nuovo problema: se e quando è lecito interrompere le cure di un paziente in stato vegetativo.
Dal 27 febbraio a 1º marzo 1975, si è tenuto a L'Avana (Cuba) il secondo simposio internazionale sulla morte cerebrale.
Il momento centrale ai fini della diagnosi è costituito dal rilievo della cessazione di tutte le funzioni dell'encefalo, secondo la legge 578/93 del 29 dicembre 1993: Norme per l'accertamento e la certificazione di morte, GU n. 5 dell'8 gennaio 1994. Solo allora sarà del tutto inutile continuare a prestare assistenza a colui che ormai è un cadavere, a meno che non sussistano esigenze in materia di trapianto.
Nella legge 644/75 del 2 dicembre 1975 si dice testualmente che
«l'accertamento della morte deve essere effettuato, mediante il rilievo continuo dell'elettrocardiogramma protratto per non meno di venti minuti primi»
Si parla quindi di cardiogramma, poiché viene da sé che un encefalo non ossigenato per venti minuti muore. Stessa cosa nel DPR 285/90 e nella GU n. 245 del 19 ottobre 1994.


Morte cerebrale:
Classificazione e risorse esterne (EN):
ICD-9-CM: 348.82
ICD-10: G92.83
MeSH: D001926
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La chiesa vuole ripensare il concetto di morte cerebrale, sostenendo che non si tratti di vera morte. Mi sembra un'assurdità, ma ha un fondamento di realtà? "L'Osservatore Romano ha lanciato questa "provocazione". E devo dire che proprio non capisco,mi sembra un salto indietro di 1000 anni. Un conto è essere per il diritto alla vita e contro l'eutanasia, altra cosa è l'accanimento terapeutico."

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